22) 16.04.2011
Terlizzi GiaFeArte Galleria Permanente Viale Federico II 11/c _ Via F.lli Giacò
con breve nota di Felice Giancaspro
Con superficie espositiva raddoppiata e altro ingresso da via F.lli Giacò,
riapre la galleria GiaFeArte con una carrellata di ritratti della produzione di Felice Giancaspro estratti da tre
dei suoi più fecondi periodi : anni 1980/90; 2010 e scorcio 2011 caratterizzato quest’ultimo dal “novum
genus pingendi” annunciato,che non vuol essere un nuovo stile, come qualchuno ha almanaccato o si potrebbe
pensare, bensì un nuovo modo di fare pittura, che senza rinnegare le esperienze del passato, ripropone una
nuova visione dell’arte preistorica “scolpita” nei graffiti e nella pittura rupestre, come emerge dalla roccia delle
caverne dall’uomo abitate, senza pertanto alterare la funzione storica dei soggetti rappresentati, quindi non
ricercando una nuova figurazione, ma interpretando la natura nella sua immensa variabilità, così come
l’uomo l’ha sempre vissuta, amica e nemica nello stesso tempo, con le sue mitologie, sogni e visioni, speranze
e delusioni.
Nella sua nuova pittura Felice vuole ricreare un’atmosfera di sogno, di illusione, di meraviglia, di speranza
di attesa che forse fu il vero scopo di quelle espressioni.
21) 07.08.2010
Terlizzi viale Federico II 11/c. apertura Gia.Fe.Arte Galleria permanente
Comunicato di Edster De Rosa
A Terlizzi il 7 agosto 2010 in viale Federico II n. 11/c inaugura la Galleria “GIA.FE.ARTE” dedicata alla produzione pittorica di Felice Giancaspro. Il nuovo spazio espositivo, la cui apertura coincide con la nota festa della Maria SS. di Sovereto, sarà visitabile tutti i giorni dalle ore 11.00 alle 13.00 e dalle 19.00 alle 21.00 e accoglierà anche le opere di
altri autori contemporanei il cui linguaggio dialogherà con l’inconfondibile stile
di Giancaspro.
Felice Giancaspro apre la sua galleria permanente presentando al pubblico la sezione più rappresentativa della sua produzione pittorica. Nato a Molfetta, Giancaspro risiede a Terlizzi.
In possesso di una formazione liceale, in parte scientifica ed in parte artistica, nel 1960 a Bari si diploma Maestro d’Arte. Qui insegna disegno nella scuola media inferiore e nel liceo scientifico fino al 1968. Da questa data è Professore Ordinario presso l’Istituto Magistrale di Terlizzi fino al 1996. Negli anni ’60 esordisce in alcune mostre collettive. Due sue
opere si trovano presso la Pinacoteca Provinciale di Bari.
Lo stile di Giancaspro conserva una solida identità e riconoscibilità pur essendo venato
di intensa
sperimentazione. L’attenzione dell’artista si concentra sul ritratto di figure, sul paesaggio pugliese ammantato di soffici colori e sussurri malinconici, su scene dal sapore intimo venate dal riaffiorare di ricordi e suggestioni personali, sulla coloratissima rappresentazione
di fiori e frutta nei quali sembra palpitare l’arcano spirito di Madre Natura.
Negli ultimi mesi la pittura di Giancaspro appare attraversata da una affascinante
evoluzione tecnica e gestuale, un novum genus pingendi che sembra assomigliare all’ulteriore conquista di un autore continuamente attratto da “approdi” artistici nuovi e inusitati,
da “terre” linguistiche straniere grazie a cui può continuamente alimentare la
sua personalità creativa. Le sue figure descritte da un realismo intimistico si arricchiscono di luce e di vivace dinamismo grazie a guizzanti segni. Così i soggetti
ritratti sembrano all’improvviso conquistare vita e respiro nella vibratile esplosione
di filamenti bianchi. Dopo una prima stesura del soggetto, l’artista interviene con
ampie partiture di colore.
La materia comincia a palpitare grazie al successivo incedere del pennello che con scattanti linee ad acrilico suggerisce i contorni e i particolari colpiti dalla luce. Il quadro acquisisce dunque una nuova vitalità ed energia visuale.
Grazie all’apertura della sua Galleria Permanente Felice Giancaspro ha l’occasione di ribadire ancora una volta al pubblico la sua personalità, dimostrare le più recenti
conquiste del suo stile pittorico, e affermare la accattivante evocatività di un percorso artistico unico ed autonomo.
20) 06 agosto 2010
Una galleria permanente dedicata a Felice Giancaspro di Giuseppe Di Bisceglie
Sarà inaugurata domani, in viale Federico II n. 11/c “Gia.Fe. Arte” la galleria d’arte dedicata alla produzione pittorica dell’artista Felice Giancaspro.
Il nuovo spazio espositivo, la cui apertura coincide con la nota festa della Maria SS.
di Sovereto, sarà visitabile tutti i giorni dalle ore 11.00 alle 13.00
e dalle 19.00 alle 21.00.
La Galleria, tuttavia, non ospiterà le sole opere dell’artista terlizzese.
Lo stile inconfondibile del Giancaspro dialogherà con le opere di altri autori
contemporanei, fornendo una interessante interazione tra linguaggi artistici.
Felice Giancaspro apre la sua galleria permanente presentando al pubblico la sezione
più rappresentativa della sua produzione pittorica.
Artista di formazione artistico–scientifica Felice Giancaspro ha dedicato una importante
parte della sua vita all’insegnamento del disegno, dapprima nelle scuole medie e quindi nell’Istituto Magistrale di Terlizzi, dove ha insegnato fino al 1996.
La sua attività artistica risale ai primi anni ’60, con l’esordio in alcune mostre collettive. Da allora l’estro del maestro Giancaspro non si è mai esaurito, portando le sue opere ad essere stimate ad ogni livello.
Due sue opere si trovano presso la Pinacoteca Provinciale di Bari.
19) 02/01/010 -Casalpusterlengo-1°PREMIO "GRANDI FIRME ARTE CONTEMPORANEA"con l'opera "barca alla secca"
18) 15/09/09 -Castelnuovo della Daunia - Premio " Melodia di Marco Josto Agus"
1°Classificato e Vincitore del Premio con l’Opera “L’Italia che brucia” nella
sezione “Colorismo-La rinascita dell’ismo"
17) 01/10/09 Terlizzi- Centro Sportivo Educativo Nazionale
personale "tra rose e fiori" a cura di Ester De Rosa
Si può dipingere ogni cosa, basta soltanto vederla”. Così Giorgio Morandi rifletteva
sulla sensazione di meraviglia e stupore di fronte alle cose più banali che fanno parte
della nostra quotidianità. Tale sensazione è per Felice Giancaspro sorgente dei
tantissimi lavori dedicati al mondo affascinante dei fiori, in cui l’artista dimostra
quella capacità di fermarsi a contemplare gli oggetti, lasciandosene ispirare, e di
restituirgli l’attenzione che il più delle volte ai nostri occhi non hanno.
Ogni singolo lavoro per l’artista è un’esplosione ma allo stesso tempo un connubio di
colori. Le pennellate veloci si rincorrono morbidamente sulla tela e creano la corposità
suadente di petali dalle forme più o meno regolari, il volume affusolato di steli
appuntiti e oblunghi, la palpabile consistenza di corolle ridondanti. Con poche macchie
di colore Giancaspro riesce a restituirci la magia di un mondo incantato e coloratissimo,
immerso in una atmosfera somigliante allo zampillio dei fuochi d’artificio, che
sfiora l’astratto. L’occhio si perde nella bellezza di scene in cui all’artista interessa
non tanto la descrizione minuziosa della struttura del fiore, quanto l’incontro-scontro
di tonalità complementari.
Sempre dedito alla sperimentazione di nuove tipologie espressive e all’innovazione
del proprio linguaggio Giancaspro inaugura in alcuni lavori un nuovo procedimento
tecnico che si installa su una produzione dalla qualità già consolidata: leggeri tocchi
di colore bianco enfatizzano la luminosità del soggetto, contrastando con la parte in
ombra, come se la luce, protagonista affascinante e indiscutibile del fare dell’artista,
baciasse il profilo delle forme, regalando loro un attimo di splendore. E i fiori
come avvolti da una pellicola luminosa sembrano brillare di luce propria, grazie a
pennellate calligrafiche e veloci. Interessanti le opere dedicate alle specie più
curiose e accattivanti, tra cui pensee, papaveri del Galles, aster, allium e fiori
di godetia.
Da questa realtà meravigliosa che sorge dai colori e dalle forme più suggestive di
una variopinta serie di fiori diversissimi, spuntano di tanto in tanto audaci
“visitatori” e l’occhio dell’artista si allarga sul loro comportamento. Insetti e
farfalle coloratissime ravvivano le scene, condividendo lo spazio del quadro con il
loro “oggetto del desiderio”, mentre l’artista si diletta nel “fermare” con grande
spontaneità questo attimo fuggente di dialogo tra due universi della natura. Insomma
quella che Giancaspro racconta è una dimensione vivissima e affascinante, spesso
ingiustamente dimenticata. Tratteggiata restituendole dignità e bellezza, essa è
innanzitutto un invito per gli occhi e la mente verso un momento di contemplazione
e di riflessione.
Queste creature inanimate, ma viventi, su una tavola e in mezzo a un prato, diventano
per l’artista magici veicoli di emozioni e di meraviglia. Ester De Rosa
16) 11/08/09 Terlizzi-Chiostro delle Clarisse, e 26/08/09 Giovinazzo- Sala San Felice
personale "tra credenza e demologia" presentazione e cura di Ester De Rosa
Una mostra itinerante e una galleria ricchissima di nuove opere consentono di
riscoprire l’opera di Felice Giancaspro, cogliendone con immediatezza il profondo
portato contenutistico e la sua originalissima personalità pittorica. La varietà
tematica e iconologica a cui l’artista ha abituato il suo pubblico non viene smentita,
ma amplificata e condotta all’ennesima potenza, rafforzata dall’onnipresente
e coerentepiacere di raccontare e raccontarsi.Le sue opere narrano in maniera vivace
e spontanea quel nucleo fondante della nostra realtà che è il folklore, descritto
attraverso le abitudini individuali e collettive, e guardano alla nostra società,
alla nostra storia e infine alla nostra intima quotidianità. Giancaspro getta sulle
tele il suo vastissimo immaginario, una fonte fantasiosa e inesauribile di spunti che
gli permettono di “generare” un mondo parallelo caratterizzato da un tempo “altro”.
L’artista incoraggia così nello spettatore una riflessione intensa sulle proprie
debolezze e sulla precarietà del suo habitat sociale, ma anche una visione disincantata
e seducente del paesaggio e di oggetti della realtà, che assurgono a sentimentali
rifugi rigenerativi. Lo sguardo dell’artista appare come affascinato dal mondo e dalle
sue innumerevoli contraddizioni. Ancora una volta l’abilità di Giancaspro è evidente
nel modo così diretto ed efficace di tradurre e proiettare sulla tela la realtà in
cui viviamo e la condizione umana, con i suoi vizi e le sue virtù. La pittura assorbe
talvolta la delicatezza e il senso di rarefatta sospensione temporale che richiamano
il linguaggio di Carlo Carrà, sebbene poi essa si carichi della vivace valenza
luministica e cromatica che pertiene in modo unico e esclusivo al gesto creativo del
nostro artista. I lavori di Giancaspro raccontano avvenimenti e personaggi mitologici
con una spontaneità che persegue il fine di illustrare valori e intercettare, nelle
figure coinvolte, spunti della nostra realtà; manifestano la riflessione sulla
impotenza dell’uomo nei confronti della storia e del tempo che passa; suggeriscono
la seducente bellezza delle forme femminili, in un momento di riposo o di intimità,
in cui grazia e femminilità, talvolta esotica, si fondono; esprimono la naturalezza
di gesti consueti e ordinari, l’incanto suadente e lirico dell’incontro tra uomo e
donna, e infine l’istante raccolto e suggestivo in cui l’artista guarda ad un
paesaggio marino o campestre, suggellandone in pittura la dolcezza e armonia.
“L’arte non insegna niente, tranne il senso della vita”, diceva Henry Miller. Nella
sua vasta produzione Giancaspro è riuscito a nutrire ciascuna delle sue opere del
“senso della vita”, infondendo in esse un respiro e una vivacità che le rendono
istanti di un tempo e di uno spazio immaginati o reali, ma sempre coinvolgenti e
degni di essere vissuti. Ester de Rosa
15) 11/10/08 Terlizzi-Chiostro delle Clarisse "Sul Corpo":tra mito e realtà; intervista
di Nicolò Marino Ceci
Con vanità e gioco il mondo femminile messo a nudo
Inauguratasi lo scorso 4 ottobre nel Chiostro delle Clarisse, la rassegna personale
del terlizzese Felice Giancaspro si è chiusa sabato 11 ottobre e si è fatta sicuramente
notare per la trattazione di un tema non così scontato e banale: il corpo umano, colto
nella sua cruda nudità.
In “Sul corpo - Tra mito e realtà” la lente dell’artista originario di Molfetta ma
terlizzese d’adozione non è in odore di moralismo ma è anzi giocosa, trattando un tema
così complesso con un’apprezzabile e ragionata leggerezza. I soggetti rappresentati
profumano di malizia e vengono talvolta celebrati con un “pizzico” di ironia.
In quest’intervista l’originale punto di vista del pittore Giancaspro riguardo a una
questa mostra che si propone di sviluppare una meditazione sul senso fisico ed emotivo
che si nasconde dietro le forme del corpo umano.
“Sul corpo”. Quale corpo?
Unicamente il corpo femminile.
La domanda nasce spontanea: perché non anche quello maschile?
Perché amo la nudità femminile e le sue forme, in quanto credo che la donna sia simbolo
di bellezza sublime; l’uomo invece è più simbolo di forza virile – in questo riconosco
di essere molto “classico”, accettando i canoni di un mondo che celebrava il sublime
femminile e la maschia virilità. Non per altro ho dipinto la donna nella mitologia
greca e romana
In quante sezioni si divide la rassegna?
Tre sezioni: mitologia e mondo classico, la donna in Africa e in Oriente e un’altra
sezione che rappresenta il passaggio “dal sacro al profano”. Tra la prima e le ultime
due sezioni ho voluto inserire alcune tele raffiguranti alcuni soggetti a cui sono
molto legato e c’è anche un dipinto già esposto in occasione della mostra “Maria Icona
della Bellezza” nello scorso giugno, in cui celebro la Madonna e la sua vergine bellezza.
E’ molto legato al mondo classico della mitologia?
Si, ho infatti ritratto Diana, la Dea dispensatrice di luce lunare, alcune Nereidi e
non ultima Pandora, con il suo vaso dei vizi. Non poteva infine mancare “Amore e Psiche”
che ho liberamente reinterpretato, basandomi molto sulla luce che avvolge i due corpi.
Come nasce questa rassegna?
Nasce dalla volontà di omaggiare la bellezza femminile.
Quante le opere esposte; in quanto tempo le ha realizzate.
Sono 49 tele, tutte rigorosamente olio su tela. Le ho dipinte nell’ultimo mese;
alcune addirittura nella settimana precedente il giorno del vernissage della mostra. Solitamente impiego non più di un’ora su ogni tela; sono molto veloce, ma allo
stesso tempo sono anche molto selettivo e critico verso l’opera finita. A casa ho decine
e decine di tele che non mi son piaciute e che giacciono inesposte.
C’è un messaggio che vuole far giungere al visitatore?
Questa mostra vuole essere una mera constatazione della bellezza femminile e della sua
forza.
Cioè?
La condizione della donna in paesi come l’Asia, l’Africa, il Medio Oriente: ho ritratto
donne diverse nella loro ordinaria quotidianità, una quotidianità fatta di sforzi,
lunghi viaggi, sacrifici non indifferenti. Ma si tratta sempre e comunque di una
quotidianità dignitosa.
Tuttavia in altre tele prevalgono componenti come la vanità.
Certo: la vanità è donna, come la curiosità. Il gioco delle trasparenze, di ciò che
non si vede ma che lascia immaginare; lo sguardo di una donna che pur svelata nelle
sue grazie da uno ‘specchio infedele’, non se ne vergogna, ma anzi si guarda consapevole
e compiaciuta.
E’ possibile scorgere in ciò una giocosità che pervade le sue tele?
Si; come nella tela “il pizzicotto”. Credo che l’arte debba essere divertente: quando
mi siedo allo sgabbello e ho di fronte il cavalletto con la tela bianca, voglio
divertirmi, stuzzicare l’immaginazione.
Nel ritrarre due donne che si baciano, o un primo piano di seno nudo c’è un intento
di denuncia critica?
Assolutamente no. Voglio semplicemente illustrare e constatare il cambiamento di
costumi rispetto ad alcuni decenni fa. Se 30 anni fa ritrarre metà seno nudo aveva
già i presupposti di qualcosa di eclatante ed eccezionale, oggi la nudità della donna
è entrata nella normalità. Un certo moralismo è venuto meno e il mio intento è
proprio illustrare questo cambiamento.
Tre aggettivi per “Sul corpo, tra mito e realtà”.
Divertente, illustrativa, esaltante.
Potrebbero essere riferiti anche alla sua concezione di arte più in generale?
Si. Per me inoltre l’arte non è creatività – creatore è qualcun altro - ma
comunicazione: l’arte è un complesso di linguaggi funzionale alla comunicazione di
un messaggio all’altro. In questo essa si svela un mezzo molto forte e diretto.
14) 04/10/08 Terlizzi-Chiostro delle Clarisse "Sul Corpo":tra mito e realtà;
presentazione e cura di Ester De Rosa
“Sul Corpo” si sviluppa come una vivace meditazione sul valore pittorico e simbolico
del corpo umano, di cui, con ironia e sarcasmo, con delicatezza e naturalezza,
Felice Giancaspro racconta la bellezza esteriore e il senso emozionale, restituendoci
una variegata coreografia di immagini.
In alcuni ritratti prevale il carattere “esotico”,con cui l’artista evidenzia la
intensa semplicità e il fascino allettante di culture e civiltà lontane, esaltate
dalla vivacità tonale dei colori caldi, mentre i temi del mito sono raccontati con
grande lucidità da una voce cromatica delicata. Le figure ritratte riflettono come
specchi i toni e le luci del paesaggio circostante, in uno scambio osmotico di riflessi.
Nelle immagini a carattere profano, centrale à il senso del corpo, la cui verità
biologica e anatomica si accompagna alla capacità di istituire un dialogo sottile con
lo spettatore fatto di sguardi e pose talvolta ammiccanti, talvolta quotidiane. L’immediatezza della rappresentazione lascia inerme l’osservatore che, trasformato
in inconsapevole voyeur, si ritrova proiettato nella dimensione pittorica entrando
a far parte della raffigurazione.
Ciò che l’artista va ad orchestrare è un complesso dialogo tra la realtà visibile e
quella invisibile. Per mezzo della sua arma principale, il colore, Giancaspro arricchisce
i corpi di insoliti accenti rosa e celesti che sembrano suggerire una dimensione
immateriale fatta di emozioni,sentimenti sogni. Le figure, delineate da una solidità
formale che ha a che vedere con la realtà “visibile”, sono al contempo avvolte in
un’atmosfera impalpabile in cui il colore si trasforma in diretta manifestazione di un
mondo parallelo,”invisibile”.
La pittura,per l’artista, assurge infine a vero e proprio inno alla perfezione della
figura umana,anche nel ritratto di particolari fisici, e restituisce il senso di una
poesia “sul” corpo e “per” il corpo, dedicata alla spassionata esaltazione dell’armonia
dei volume e alla sensualità della loro consistenza. Pertanto brani di corpo si elevano,
a volte, a forme pure, in cui il colore si sviluppa in fresche e armoniose tonalità.
“Sul corpo”, l’artista sembra suggerirci, si rispecchia la perfezione dell’universo
e della divinità ed in esso si concentrano preziosamente tutte le forze e le energie
della natura. EDR
13) "Dagli esordi al Ritorno" Nota di Luigi Dello Russo su“La Nuova Città”settembre 08
…omissis… Gli stessi elementi di storicità e soggettività si ritrovano nelle opere
di Felice Giancaspro …ma si tratta di altra storia e di altra soggettività. All’inizio
del secondo corridoio del chiostro, sulla destra,poggiata su un cavalletto un’opera
che è una sintesi emblematica del percorso psicologico ed artistico dell’autore. E’
un doppio autoritratto : in primo piano (foto) l’artista seduto su un muretto con uno
sguardo tra ammiccamento ironico e osservazione acuta guarda il visitatore , mentre
sul retro su un cavalletto la riproduzione della prima opera esposta pubblicamente
negli anni ’60 che raffigura ancora l’autoritratto, ma ora dolente, sull’immagine del goticizzante ‘Calvario’ terlizzese: il tutto fregiato dalla frase tertulliana
“Ecce Calvaria”.
Quindi una sintesi figurativa di un percorso identitario da una concezione giovanile
dolorosa e pessimistica della esistenza, da vivere con cristiana sofferenza, ad una
– dopo quaranta anni - più serena accettazione e ad un distacco critico. La conferma
è data dalla scelta dei colori, dalle pennellate e dalle forme naturali. Infatti, nel
primo autoritratto riportato sulla brochure i colori sono più scuri e accesi da
bagliori cupi e rossastri, le pennellate filamentose e materiche, le forme deformate
in un realismo espressionistico. Attualmente certe asprezze di visione e di stile
sono scomparse: la pittura si è fatta più leggera, compatta e uniformemente luminosa
dai toni dolci e caldi. Costante invece è rimasta l’adesione al reale nelle
sue diversificazioni del naturale e del sociale, rifiutando ogni ricerca avanguardistica considerandola velleitaria fuga.
In sostanza la sua è un’arte legata - pur nei minimi mutamenti -al filone natural-realistico che percorre la cultura pittorica del nostro Meridione dalla
scuola napoletana di Resina alla scoperta neorealistica della felicità del colore
e della solidità della forma dopo gli anni isolazionisti del ventennio fascista. Tale
fondo psicologico-culturale offre all’artista la possibilità di affrontare
contemporaneamente una varietà di tematiche: panorami paesaggistici e vedute
cittadine, nature morte e ritratti, connotazioni psicologiche e denotazioni sociali.
A mio personale parere ritengo riusciti soprattutto i nudi femminili e i fondali marini.
I primi – sotto l’influenza forse inconscia dei veneti rinascimentali e dell’ultimo
Renoir – descrivono corpi solidi e carnose pigmentazioni sintetizzando cosi volumi
e colori per conferire loro pienezza sensuale e sensualità piena. Nei secondi
invece – sottraendosi momentaneamente alla cifra stilistica continua e personale
– sperimenta un linguaggio materico-informale e gestuale (da Monet attraverso Kandisky
fino a Riopelle) per rendere il flusso subacqueo dinamico-energetico della vita.
12) "Dagli esordi(1960) al ritorno(2008)", presentazione di Ester De Rosa
La mostra rappresenta un’occasione unica per viaggiare nella variegata e
affascinante produzione artistica di Felice Giancaspro e riscoprire il mondo di
un autore che crede nella propria identità e attraverso la sua pittura riesce
perfino a eludere il passare del tempo.
Documentando una parte della vivace e abbondante opera dell’artista, l’esposizione
ne evidenzia le tematiche che la caratterizzano: dal ritratto alla natura morta,
dal paesaggio alle vedute a sfondo sociale. L’obiettivo è di esemplificare come
l’evolversi del suo fare pittorico in quattro decenni di ininterrotta attività sia
sempre fondato sulla convinzione delle proprie scelte stilistiche, che gli ha permesso
di non lasciarsi influenzare da correnti e movimenti spesso di natura effimera e di
preservare indenne il proprio punto di vista sulla realtà esterna.
Il percorso artistico di Felice Giancaspro, dagli esordi nei primi anni ‘60 ad oggi,
si può difatti racchiudere nel senso di sicura continuità del suo linguaggio e nella
coerenza che si precisa nella devozione al mondo fenomenico e alle sue molteplici
sfaccettature. Ogni lavoro manifesta il potere di essere un “unicum”, il risultato di
un momento preciso di visione e assume il senso di una apparizione conchiusa del reale,
in cui tutti gli elementi esprimono con semplicità, ma efficacemente, il proprio essere
e in cui l’osservatore si sente immediatamente proiettato, coinvolto.
Il tratto dominante dell’intera produzione è dato dalla visione sentimentale delle cose
reali, che conduce l’artista a proporre una pittura evanescente, leggera, delicata ma
proprio per questo ricca di significati universali. Le vibrazioni di colore sono suggerite
da pennellate aeree, vaporose, impalpabili e sono il segno di un’emotività che cerca
di comunicare sulla tela e di parlare con l’osservatore.
All’artista poco interessa la vana ricerca del particolare e del dettaglio, dal momento
che il suo linguaggio si basa sull’utilizzo di tratti leggeri distribuiti velocemente
sulla tela, che contribuiscono a restituire una visione appassionata degli elementi
naturali o di una scena sociale, a far trasparire il sapore di uno sguardo o di un
abbraccio, e a narrare la solidità e sensualità di un corpo. EDR
11) 27/07/08 Terlizzi-Chiostro delle Clarisse - Personnale “Dagli esordi(1960) al Ritorno(2008)
testo critico di Ester De Rosa curatrice
L’opera di Felice Giancaspro abbraccia pienamente il concetto di una pittura raffinata,
che evita di contaminarsi con le altre arti, al fine di preservare la propria identità,
nel segno della essenzialità formale e della unitarietà dei materiali. La natura in
tutta la sua bellezza esteriore e grandezza sentimentale è la protagonista assoluta
dei quadri dell’artista, che con un linguaggio coerente negli anni, non disdegna di
indagarla in ogni suo aspetto. L’identità delle sue opere si sostanzia
dunque in un omaggio sereno e disincantato alla sacralità delle cose quotidiane,
alla dolce simbiosi tra panorami paesaggistici e insediamenti umani, alla energica passionalità dei rapporti, alla delicata semplicità di una scena familiare o a sfondo sociale. Nel guardare i lavori di Felice Giancaspro si assiste, dunque, al rivelarsi
di un mondo genuino, a tal punto che sembra facile raccordare alla sua produzione una riflessione sulla idea di arte che appartiene a Mario Mafai: “Ho vissuto la natura
come la vivono gli uccelli. Gli alberi, le case, le vie gli insetti tutto era bello,
si trasformavano entro di me nel loro seme di bellezza e di vita”.
L’immagine che l’artista ci porge attiene al suo personalissimo modo di vedere e
interpretare le cose reali. Con la delicatezza del suo dipingere Felice presenta una carrellata di “vedute” del mondo fenomenico che coinvolge la natura morta, come il ritratto, il paesaggio come la scena di tema sociale. Ogni lavoro si configura come
una suggestiva epifania del reale, che grazie alla immediatezza della immagine, ha
il potere di affascinare e coinvolgere l’osservatore. La familiarità che le sue
opere sanno evocare sono il sintomo di un successo, di una conquista notevole
della sua pittura, in grado di avvicinare chiunque al suo individuale modo di
vedere la realtà e di rappresentarla.
L’artista ha il potere, nelle scene in cui protagonista assoluta è l’intimità familiare
o sentimentale, di far trasparire il sapore di un gesto o di un abbraccio, la
tenerezza o ostentatezza di uno sguardo. Le figure sono immerse in un’atmosfera
di colori impalpabili, soffici che sembrano enfatizzare i valori emozionali della scena. Nelle immagini di momenti di incontro o svago sociale le pennellate veloci si
rincorrono per dare adito al senso di brio, alla vivacità di gesti e movimenti e restituiscono la verità dinamica dei soggetti. In tal modo Felice riesce a dare la sensazione che si tratti di una visione istantanea in cui i soggetti raffigurati
sono lì lì per muoversi, effettuare uno scatto corporeo, per cambiare posizione, volteggiando e perdendosi nelle traiettorie dello spazio circostante.
A caratterizzare i due autoritratti in mostra è un filo sottile che li lega attraverso
gli anni.
Nella prima prova datata 1960, pur nella posa un po’ rigida della figura, lo sfavillio
dei gialli restituisce il senso della silenziosa apparizione dell’artista, con tutto
il bagaglio di intenzioni, sogni, sentimenti che la sua professione evoca. Una rappresentazione più morbida e rilassata caratterizza invece la seconda versione del
2007:un ritratto nel ritratto che sancisce il collegamento col passato fatto di
memoria e rispetto, nella consapevolezza che il rimando sentimentale ed emotivo
è anche fatto di dignità e sicurezza nei propri valori.
Nei nudi la pennellata scivola sui corpi, narrando la mollezza e la sensualità
delle carni, evidenziandone la solidità volumetrica. La luce si insinua nelle sagome
delle figure, ne suggerisce la struttura anatomica, ma Felice non scende mai nella
rincorsa al particolare, al dettaglio. La caratterizzazione dei corpi,di cui a volte
la pittura infrange i contorni, è funzionale alla ricerca di un sentimento
estetico, di una ideale bellezza delle forme. Pochi tratti suggeriti da pennellate
veloci sono sufficienti a dettare la rilassatezza delle scene, a cui l’artista
riesce ad infondere una sfumatura onirica.
L’artista ha la capacità di cogliere bellezza e sentimento anche nelle cose più
“ordinarie”: così un vaso di fiori campestri, un campo di margherite, una farfalla
che si posa su una corolla, possono diventare,nelle sue mani,manifestazioni poetiche
del reale.La rappresentazione è data da un gesto pittorico ancora una volta immediato.
Un linguaggio quindi che onora l’ “istante”, il momento preciso in cui l’artista guarda
una cosa reale,si lascia ispirare e subito dopo è in grado di trasporla velocemente
sulla tela. Così Felice non scade mai nella vana “mimesi”, ma anzi ha la capacità di conservare indenne sulla tela quella immediatezza e freschezza dell’immagine, rendendo
la ancora viva agli occhi dello spettatore, a cui dà la sensazione di assistere in
prima persona al manifestarsi di quel preciso “istante” della visione.
Un lirismo sostenuto da una pittura a macchie emerge nelle vedute paesaggistiche,
in cui Felice Giancaspro evoca una natura lontana e a volte misteriosa. I colori
evanescenti e le tinte morbide e soavi denotano una visione rarefatta filtrata
dal sentimento che lega l’artista a quei luoghi. La dolcezza di cui le immagini sono
intrise suggerisce un attaccamento appassionato agli elementi naturali e celebra un
mondo in cui la presenza umana si insinua con armonia tra spianate di alberi e
cespugli erbosi, in mezzo a colline incantate e sotto cieli azzurrognoli o rosati, nel
segno di una pacifica convivenza. Le fronde degli alberi somigliano a grumi ovattati,
come se avessero subito una deflagrazione dovuta al ricordo e alla sua indeterminatezza.
Le mura delle poche case che, silenziosamente, appaiono negli spazi erbosi,
assumono sfumature madreperlacee, dono di una luce solare colta spesso al momento
del tramonto e proprio per questo ancora più suggestiva. Di sicuro molto interessanti
le vedute di Terlizzi, a cui Felice dedica una nutrita rassegna di opere, quasi un
omaggio alle oneste bellezze che il paese riserba, tra la piazza principale e i vicoli
del centro storico. Qui la pittura si fa più precisa nel seguire i contorni delle
mura o dei particolari strutturali degli edifici. Ma è sempre con pochi tratti veloci
che l’artista riesce a cogliere l’essenzialità dell’immagine, rendendo comunque
perfettamente riconoscibili tutti gli elementi ritratti.
Nelle vedute marine le acque calme e piatte fanno da specchio a piccole imbarcazioni
colorate. Talvolta queste appaiono “abitate” da figure ridotte a semplici ombre, mentre
lo scafo fende le onde e la pittura di Felice ne restituisce efficacemente il
dinamismo. L’acqua è resa in alcuni lavori con un ammasso di macchie pittoriche,
per lasciare spazio al lavoro dei pescatori e alla narrazione di questo connubio
secolare tra l’uomo e il mare, fonte di pericolo ma anche di sostentamento. La linea d’orizzonte scompare sotto cieli tinteggiati da un pulviscolo sottile che si confondono
con lo specchio d’acqua sottostante, fino a divenire un tutt’uno con esso.
Particolarmente affascinanti risultano le vedute del mondo sottomarino. La pittura si
insinua con piccoli tratti morbidi e curvilinei, ondeggianti come le acque in cui le
scene sono immerse. I bagliori improvvisi che dalle profondità attraversano il fluido
marino suggeriscono a malapena le specie floreali che popolano i fondali e le
flessuose creature che li attraversano. Qui il gesto pittorico si fa ancora più
evanescente e rarefatto, il pennello descrive macchie e segni ricurvi a favore di
una narrazione vivace e dinamica, ben adatta al fermento brulicante della vita sottomarina.
Il sentire dell’artista rivolto a tutti gli aspetti del reale non poteva rimanere
indifferente di fronte alle tematiche di carattere sociale. Il linguaggio pittorico
in tal caso vede l’essenzialità del tratto come strumento per rendere molto immediato
ed efficace il contenuto di riflessioni che l’immagine evoca. La deformazione delle
figure piegate come fuscelli al lavoro nero o la sproporzione tra gli elementi architettonici e i soggetti trovano giustificazione di fronte alla necessità della
pittura di non essere solo indagine su se stessa, ma anche riflessione amara su altro.
I soggetti ritratti con lo sguardo perso nel vuoto nel chiuso di un bar, sono
testimoni silenziosi di un portato di sofferenze difficile da cancellare. Le
pennellate non si arrestano nel loro moto vorticoso, ma si fanno più taglienti su
alcuni particolari al fine di accentuare la drammaticità delle scene. All’occhio dell’osservatore i particolari arrivano uno alla volta per poi ricongiungersi nella
mente e lasciare un messaggio, una riflessione. La pittura di Felice ha dunque il
potere di toccare con semplicità anche temi della tragicità contemporanea,e con
schiettezza di insinuarsi tra le riflessioni di chi guarda. La comunicatività del
suo gesto pittorico è qui assoluta, e conferma la capacità di operare sull’animo
di tutti, raggiungendo così l’obiettivo più difficile ma allo stesso tempo più
importante per ogni artista: lasciare un piccolo segno indelebile nella storia
personale di ogni osservatore. EDR
10) Pavone Canavese /To) "Ferie Medievali" di Tiziana Presi
“Il falconiere di Castel Del Monte”
Vive in questo dipinto una delicata evocazione del rito cortese della caccia con il
falcone, in auge presso le corti medioevali e in particolare presso quella
dell’imperatore Federico II di Svevia, che fece costruire il bel Castel del Monte che
si alza nella sua possanza sul fondo della scena dipinta da Felice Giancaspro, dove
un falconiere accoglie con il braccio steso verso il cielo l’arrivo d’un elegante falcone
da caccia.Nell’ideale cortese la caccia col falcone incarnava un’antica alleanza tra
l’uomo e l’astuto rapace, tanto che esso divenne simbolo araldico per stemmi ed
emblemi di importanti casate nobiliari o reali.Il gesto del nostro falconiere, che
accoglie il nobile volatile, fa proseguire nel presente questa antica amicizia, cattura
ta qui in un attimo luminoso e festivo, dove il presente ed il passato si
rievocano vicendevolmente. TP
9) Il Punto Arte annuario 2008, edito da “ARTEN”
testo critico di Fabrizia Ranelletti
-omissis- nelle espressioni pittoriche di Felice Giancaspro si evidenzia una sintesi
formale che sottintende una precisa esigenza di evidenziare l’essenza dei valori intrinseci citati nell’opera stessa. Attento osservatore della realtà che lo circonda,
ama rappresentare, sapientemente, la sua terra cogliendo, oltre gli elementi legati alla
natura, aspetti umani, culturali e sociali con sentimento, nostalgia ed anche un “pizzico” di denuncia.Le austere espressioni artistiche del pittore sono volte ad elevare al
massimo grado di dignità tutti i soggetti ed oggetti rappresentati, compresi i particolari più umili. Ed è questo l’aspetto più peculiare che dà grande forza alla sua opera:
la dignità. F.R.
8) Roma 09/02/08 partecipazione all’“ 8^ EDIZIONE PREMIO ASTROLABIO 2008”
a cura di Laura Mercuri curatrice e critica
Il Maestro Giancaspro ha partecipato al “premio Astrolabio“ con la presenza di Augusto
Giordano (GR2) e la Presentazione critica della Dott.essa Mara Ferloni (Agenzia di Stampa
Ages).
Le opere di Giancaspro rendono impressioni vivide con le sue marine dai colori tenui e
sfumati , le nature morte dai toni delicati. Il colore è il
mezzo per entrare in contatto con la realtà, attraverso forme,luci e sfumature amalgamate
in un perfetto equilibrio. Le atmosfere richiamano nostalgie , memorie, il vissuto caro
all’artista. La natura morta è colta con essenzialità di dettagli e ricchezza cromatica
in un gioco di colori tenui. Le sue opere non sono una precisa trascrizione della realtà,
Giancaspro coglie tutte le implicazioni emotive che le sue rappresentazioni
personalissime comportano. Quadri luminosi, visione serena, mondo reale fatto di cose
semplici, queste opere confessano un mondo di valori forti chr caratterizzano l’uomo
e l’artista. L. M.
7) Roma 26/01/08-minipersonale–galleria Astrolabio
Pittura della memoria a cura di Laura Mercuri curatrice
I paesaggi di Felice Giancaspro sono ammantati di un godibile realismo, una pittura della memoria,tele che riproducono una realtà vissuta,contemplata; la luce investe i ricordi
delle cose, è una luce rarefatta che sublima. Paesaggi del mediterraneo che seducono lo spettatore con semplicità ed essenzialità del tratto.Indubbiamente amante della natura, quest’artista coglie fiori pulsanti di vita, carichi di pathos. Giancaspro è artista riflessivo, nelle sue opere la realtà e la poesia si fondono, il colore malleabile è docilmente elaborato con perfetto equilibrio dei toni:Matisse asseriva:”(….)con la pittura l’artista esprime le proprie visioni interiori prendendo dalla natura solo quello che occorre per formulare un proprio pensiero”. Questa pittura è il mezzo per esprimere il
mondo interiore mondi interiori vasti tanto quanto questi vasti campi e dolci declivi.
La pittura del Maestro Giancaspro possiede una ricchezza”documentaristica” nel fermare
momenti vissuti, velati a volte da dolci nostalgie; una realtà che la patina del tempo
ha intriso di memorie personali intense fissate sulla tela. Gli ulivi,i paesaggi,i fiori,
le marine,i nudi, questa variazione di temi nella produzione artistica di Giancaspro
conferma la ricerca figurativa svolta da sempre. Il colore sorge infondendo emozioni,la
luce rarefatta non abbaglia,non stanca, è una luce che avanza come un torrente, irrorando
i tessuti dell’anima. Questa pittura dal tono emotivo è intrisa di senso del sublime, in
una visione mistica della natura. Il paesaggio così rappresentato confessa il rapporto
coinvolgente che l’artista stabilisce con l’ambiente, una pittura di gioiosa luminosità mediterranea. L.M.
6) Felice Giancaspro: una tavolozza antica per una pittura moderna
Testo critico di Gerardo Pecci
I colori di Felice Giancaspro sono semplici, essenziali; sanno di pastello, di antico,
di verità di vita mai sopite, di esperienze pittoriche pregresse, presenti nella memoria
e nella prassi pittorica. Nella sua pittura si respira un’ariosità cromatica di profonda serenità e pacatezza, quasi un mondo magico e incantato dove regnano i sentimenti più veri
e più puri, più luminosi e sereni, così come sereni e chiari sono i suoi colori. Una tavolozza antica per una pittura moderna. Pennellata scorrevole e cromaticamente materica, grassa e pastosa. I riflessi dell’acqua da cui nasce Venere e la stessa dea (La nascita
di Afrodite, 1979) ricordano la pittura e i modi pittorici di Renoir. Anche il senso
plastico delle masse è certamente legato alle vicissitudini e ai momenti più salienti
della pittura del Novecento. Si nota una certa profondità ariosa dei colori, carica di tensione mai sopita, pur nella matericità del colore, che a volte si sofferma in maniera
tesa sulla tela. Nel dipinto La lambàda, del 1996, invece, si nota un’attenzione maggiore alla resa delle figure in movimento, in un vorticoso e sensualissimo ritmo che avvolge l’atmosfera; anche le figure dello sfondo, appena sapientemente accennate dal colore, ci danno la sensazione di una musica che vibra nell’aria e pian piano va sfumando in un
erotico abbraccio di corpi danzanti.Quelli in primo piano sono plasticamente definiti
dal colore e dalle sensuali pose danzanti,in un vorticoso abbraccio che va al di là del
ritmo musicale,per poi trasferirsi nell’armonia delle forme del corpo umano in movimento. Anche il bruno acceso delle masse elastiche degli incarnati, plasticamente definiti,
delle figure danzanti ben si coniuga con i blu, i rosa e i viola delle minigonne
svolazzanti che lasciano intravvedere generose. Il merengue (2006), così come Degas fu affascinato dalle eteree ballerine classiche. Danza, musica, vita, eros: arte. Infine,
al mondo della musica l’artista dedica altri due dipinti: la violinista (2006) e La violoncellista (2007). Nel recente dipinto La giarrettiera (2007), il pittore, con
ironia e sapienza, ritrae una donna dal volto nascosto che cerca di mettere a posto
il proprio indumento intimo: lo fa con fluidità e naturalezza, attraverso un tocco
pittorico molto più “scorrevole” e con colori essenziali, stesi velocemente, specie
nel verde della poltrona e nell’ombreggiatura delle gambe e delle braccia femminili.
Anche i disegni di Giancaspro sembrano avvertire la velocità esecutiva della notazione, dell’appunto che diventa forma, segno voluto, espressione di un attimo fuggente, carico
di verità e, a volte, di drammaticità, come nelle due prostitute lungo la SS 98, con
i loro corpi in vendita e con uno sguardo perduto nel vuoto, seppure appena accennato.
Così come i veloci ritratti a carboncino o a matita, a partire dagli anni ’50, ben
mettono in evidenza l’essenzialità del segno che è verità. Che si cela davvero dietro
un volto? Chi e cosa si nasconde dietro uno sguardo, dietro un sorriso? Un enigma: ben
chiaro anche nei suoi ritratti a olio. Nei suoi paesaggi,invece, aleggia il senso della profondità, del mare, del rapporto sereno tra l’uomo e la natura. I colori, anche qui,
sono eterei,luminosi, e riecheggiano modi e luci della grande stagione dell’Impressionismo
e del post-impressionismo europeo, con affondi di memoria che risalgono fino a Cézanne
e oltre, guardando anche Corot. Ma sono trattati con un tocco particolare, sempre pastoso, che li rende densi di vitalità, ed esaltano la trama e l’ordito della tela su cui sono
stesi. Così nei paesaggi pugliesi,terra di origine, mondo di vita, troviamo i colori e
la sinfonia magica di un Sud che è pieno di luci forti e contrastanti, dolci ed
emozionanti, che si riallacciano idealmente alla pittura di Carlo Levi e dei suoi vicini paesaggi lucani. E l’ulivo, la pianta simbolo di pace per eccellenza, spesso è presente
nei dipinti di Felice (Ulivo, 2006; Casetta tra gli ulivi, 2007; Ruderi visti da un
ulivo, 2007). La pace è sicuramente la più importante aspirazione degli uomini. Non è
un caso se l’artista ritrae questa nobile pianta: essa fa parte di noi, della nostra
cultura. Si regala un rametto di ulivo, o anche solo qualche foglia, a coloro verso i
quali desideriamo fare pace… e dimenticare gli odi e i rancori e il male, spesso
inutile, assurdo, opaco, accecante,irrazionale. E i colori di Felice vogliono essere,
e sono, per questo, limpidi, ariosi,luminosi, veri, vivi e concreti, contro tutti gli
odi e rancori. Anche i numerosi dipinti di fiori vanno nella stessa direzione: genere
antico, ma nuova visione. Il paesaggio però, purtroppo, non sempre è luogo di serenità
e allora il pittore ha voluto dare la propria testimonianza anche sulle brutture del
“lavoro nero”, con un omonimo dipinto del 1993, che è senz’altro l’opposto della visione estatica di Millet. Felice ha voluto dare una testimonianza forte dello sfruttamento di
giovani donne, costrette a lavorare “alla giornata” come braccianti agricole nelle terre
del Sud. Si tratta dello sfruttamento delle donne non solo dal punto di vista lavorativo,
ma anche da quello sessuale, come ben sappiamo. Allo stesso modo sono impietose le
immagini di coloro che bevono per “dimenticare”, per annegare nell’alcool la propria
miseria, il proprio fallimento, la propria povertà (La bottiglia. L’amica-nemica, 2001). Anche la Bagnante sovrappeso (2006) fa parte di questo mondo, e ricorda le donne di
Botero. Anche i nudi fanno parte di questa varia umanità, con i suoi pregi e i suoi
difetti. Sono nudi femminili, ritratti con attenzione e con modi che ricordano la pittura
e i nudi di Renoir, con i colori accostati sapientemente in rapporto tonico tra loro. Si tratta di una notazione importante perché il pittore a propria volta sa reinterpretare l’antico tema iconografico con occhio del tutto personale, scevro da ulteriori influssi,
e lo fa con un’ottica visiva personale , scevro da ulteriori influssi, e lo fa con
un’ottica visiva personale e certamente significativa, quasi con occhio e taglio
fotografici. La pittura di Felice Giancaspro è certamente lo specchio di un uomo che
ha percorso un lungo cammino, ha ritratto il mondo e continua a farlo con tenacia e
serenità. G.P.
5) Felice Giancaspro – Una vita per l’Arte
a cura di Rosa Spinillo critico d'Arte
Trattate la natura come dei cilindri, delle sfere, dei coni…( Paul Cézanne)
Mi piace rimirare l’opera di questo artista Felice Giancaspro e iniziare un’attenta
analisi della sua opera con una citazione di Lucien Henraux ( I Cézanne della
raccolta Fabbri, in “Dedalo”, giugno 1920). Scrive Henraux:” L’anima del pittore conta
più della realtà. L’artista guarda per noi. E noi alla fine non vediamo che coi suoi
occhi…. Cézanne sapeva vedere; durante le sue esplorazioni nella sua campagna nativa
egli faceva sì , delle scoperte di motivi com’egli raccontava felice. Ma queste scoperte
le faceva prima di tutto dentro sé stesso, sotto il suggerimento e la suggestione
della natura”. Si nota bene che Felice ha assimilato la lezione di Cèzanne, e di altri
suoi colleghi d’oltralpe.
Con tanto amore come a respiro trattenuto Felice tratteggia i suoi soggetti, trattando
la natura come dei cilindri, delle sfere, dei coni, ed ecco che un paesaggio emerge
pian piano, viene messo su tratto per tratto, con infiniti tocchi, innesti, velature, vibrazioni.
E intorno ai punti rimasti sordi e scoperti, nell’attesa di un colore denso e pastoso,
sboccia una macchia di colore che va a coprirne un’altra e un’altra ancora. La purezza smaltata dei blu e dei rossi, i verdi cinerini, il vermiglione e il cinabro disegnano
l’amore per il colore e la luce. Luce inebriante e ubriacante di dolcezza ma anche di forza, una forza data dalla pennellata sapiente, sicura, anche se in certe sue espressioni cromatiche si rintraccia Van Gogh, altro maestro del passato a incidere sul suo cammino personale ma in modo minore rispetto a Cèzanne. Anche se Giancaspro ha guardato e studiato gli antichi maestri, c’è stato poi il loro superamento e la conquista di uno stile personale, ha fatto sì che fosse semplicemente Felice Giancaspro, che non è poca cosa.
Ogni artista ha sempre un debito verso il passato, perché il passato fa parte della
nostra memoria collettiva, ma a un certo punto egli se ne deve distanziare, trarre solo
degli insegnamenti e nulla più. Nella vita come nell’arte bisogna concentrarsi solo ed esclusivamente sul presente, fare della propria arte un sistema di vita, un modus vivendi
e un modus operandi. E rivedendo le tele di Felice, s’intravede una freschezza e una
poesia del non detto, dell’inafferrabile, dell’ignoto, del sublime.
Una poesia fatta di un’intima e profonda visione senza veli in cui si scopre un cielo basso
e caldo, turchino, cupo nello smeraldo delle pasture, il grigio ferrigno delle rocce, poi
la netta successione cromatica dei vari piani, la costruzione solida delle case nel sole.
E’ come se avesse costruito un intero paese nella luce, che diventa un abbacinante preludio di Debussy. Non è azzardato il paragone con Debussy, perché anche per Giancaspro come per il compositore francese, l’arte non è semplice capriccio, ma nasce da una logica disciplinata, coerente nei toni e nel particolare valore dato alla nota (al segno nel caso del pittore) vista nella sua purezza di linguaggio. Le figure di Giancaspro si stagliano nell’ambiente solide e primitive, sembra quasi che urtino nelle difficoltà del disegno e della forma. Non riesce a cogliere con pronta sagacia un movimento come sa fare Degas. Ma non è un handicap questo, è solo uno dei tanti modi di vedere, poiché per Giancaspro come
per Cezanne, la figura è soprattutto colore: la forma è solo un’occasione, un pretesto per
il colore. L’imperfezione di un braccio, la goffaggine di un corpo, l’asimmetria d’un volto, sono dimenticati dallo spettatore capace di godere tutta la musica di quei toni.
Alla fine è sottile armonia pittorica, bellezza di una pasta smagliante, nel divenire di
una pittura che non solo resisterà agli anni, ma con gli anni diventerà ancora più bella.
Rosa Spinillo
4) "Felice Giancaspro - L'Artista dell'umiltà"
a cura di Francesco Cairone curatore
«Si può dipingere ogni cosa, basta soltanto vederla.»
Mi piace partire da questa bellissima frase di Giorgio Morandi, per poter parlare e descrivere la palpitante pittura di Felice Giancaspro, artista che da più
di cinquant’anni mette a disposizione la sua abilità pittorica, per declamarci una poesia
a colori che parla di vita e di verità. “Si può dipingere ogni cosa, basta soltanto vederla” sembra essere uno slogan pubblicitario inserito in una qualsiasi rubrica culturale, magari
di una rivista mai pubblicata, un eufemismo da dover ricordare per sempre come se fosse
un tatuaggio dell’anima, ma secondo me quelle poche parole hanno anche una valenza maggiore perchè in realtà descrivono, quasi come un comandamento divino, la prima lezione che un artista dovrebbe apprendere quando decide di dedicare la sua vita all’emblematico mondo dell’arte; perché solo imparando a vedere, e ciò significa a non limitarsi a guardare superficialmente, ma a scavare nel profondo delle cose corrodendone l’essenza, è possibile scoprire un mondo incantato, che agli occhi di un semplice mortale è stato chiuso, e che
solo un artista, in cui brucia il sacro fuoco dell’arte, può riportare alla luce. E il mestiere di Pittore, Felice Giancaspro sembra averlo imparato alla perfezione, perché
con la sua soffice pittura ci racconta la semplice e spontanea quotidianità della vita colta nei suoi attimi più sublimi, elevandola attraverso un colore corposo, un tratto sicuro, una padronanza che solo il tempo può regalare, a pittura di grande spessore; una barca ferma
in mezzo al mare impegnata con i suoi pescatori a raccogliere la generosità delle acque, paesaggi marini e di campagna eseguiti con un’abilità tale da permettere di distinguere l’ora del giorno raffigurata, scene di vita selezionate ad arte quasi a formare una rubrica per
“non dimenticare” in cui si mettono in evidenza episodi tristi ma anche gioiosi, la violenza, la cattiveria, l’amore, la pace, sono questi i temi che saggiamente, il poliedrico Maestro Giancaspro ci ripropone nelle sue opere, costruite utilizzando uno stile molto singolare,
che risente delle lezioni dell’alta pittura classica. Non esiste incertezza, ogni singolo particolare è un pezzo giusto di un puzzle che si lega necessariamente ad una sola pedina;
La rarefattezza delle immagini e del colore non è sintomo di regresso ma solo un modo nuovo di concepire la pittura che deve distaccarsi dalla precisione resa grazie alla fotografia.
Il mio riferimento iniziale alla massima di Morandi non è affatto casuale, perché secondo
me Felice Giancaspro ha metabolizzato e mostra, forse inconsapevolmente, di conoscere la pittura di tanti grandi dell’arte, non solo di Morandi stesso ma anche di Ottone Rosai e di Filippo De Pisis che rivedo particolarmente nei dipinti a carattere popolare, dedicati agli ultimi e ai vinti; ed è proprio da questi grandi che Felice Giancaspro è riuscito a trarre un impegno costante: quello di dipingere usando il cuore, perché ogni quadro non nasce così per caso, ma è creato per ricordare sensazioni avvertite ma anche per regalare fortiemozioni,
e questo lo si può osservare nell’umiltà dei personaggi che egli ritrae. Come faceva Pascoli in prosa, anche Giancaspro dipinge le “piccole cose” viste con gli occhi di un fanciullo, raccogliendo le sue emozioni in un “nido” familiare colmo di affetti che vedo presente in ogni singola pennellata. Ed è proprio quel nido, che rappresenta la voglia di unione e che fa da sodalizio con ogni essere umano, a rendere la pittura di Felice Giancaspro universale,perché vicina alla storia di ogni uomo; Come nelle “Lavandare” il poeta di Castelvecchio trasforma un aratro in un primo attore che riesce a riempire e dar vita ad
una grigia campagna autunnale, allo stesso modo Giancaspro dipingendo un albero, una casa, un volto, una nuvola o una barca ci fa capire come l’umiltà nell’arte ha la sua ragione divita… e dona ad ogni elemento ritratto un fascino inconsapevole e inaspettato,
capace di rendere la sua pittura eterna. F.C.
3) La Gazzetta del Mezzogiorno del 20/06/1969: "Terlizzi, ad iniziativa del Preside,
con la collaborazione del Prof Felice Giancaspro -omissis- si è svolta una interessante mostra d’arte alla quale hanno partecipato ben 110 alunni dell’Istituto.– omissis- a sua volta il Prof Felice Giancaspro ha posto in risalto la validità dell’educazione artistica negli istituti magistrali quale elemento fondamentale per lo sviluppo della sensibilità dai giovani; il Prof Giancaspro ha poi illustrato le varie tecniche usate per l'esecuzione
dei 140 lavori esposti. –omissis- volumi d’Arte donati dal Prof Giancaspro –omissis-.
2) Il Tempo: 27/12/1960: -omissis-” molto ammirati sono stati i quadri
di Felice Giancaspro..-omissis- .. A.D.G.
1) La Gazzetta del Mezzogiorno 23/12/1960: - omissis - “una maturità ed un equilibrio
più spiccati sono evidentemente nel Giancaspro e in B. Le testimonianze più proficue
e valide sono per Giancaspro tre quadri: Paesaggio (n10), Misantropo (n9) e Barche rosse
(n 11). Nel primo v’è materia pittorica più vibrante,vi è un linguaggio più coerente e più valido, una necessità più avvertita delle necessarie analisi del colore e delle sue sintesi; il Misantropo, una figura di impianto cezanniano, è sostenuta da una pittura un po’
insistita ma ben costruita; nelle Barche il timbro si fa più deciso, la tentazione
cromatica più ardita”. Val.