L'Artista

Biografia

Felice Giancaspro è nato a Molfetta (Ba) ma risiede a Terlizzi dal subito dopoguerra.
a Bari ha insegnato disegno nella scuola media inferiore e nel liceo scientifico dal 1960 al 1968.
Dal 1968, Ordinario presso l'Istituto Magistrale di Terlizzi, insegnerà Disegno e Storia dell'Arte,fino al 1996.
In pittura ha esordito negli anni '60 in qualche collettiva.
Due sue opere si trovano presso la Pinacoteca provinciale di Bari e molte altre presso privati.
La sua pittura omaggia la natura nella sua variegata bellezza, interpretandone le molteplici espressioni e, pur prediligendo la figura umana che ama esaltare, tra il sacro ed il profano, non disdegna l'elemento floro-fauno-paesaggistico.
Conduce il suo lavoro senza lambiccamenti e forzature, adeguando il postimpressionismo da cui parte, alle attuali problematiche sociali e di costume.

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Biografia

Ha partecipato

1) Maggio 1960 esordio a Terlizzi in una mostra collettiva organizzata dalla FUCI (un'opera "scorcio di Terlizzi" e' acquisita dall'Amministrazione provinciale di Bari).
2) Ottobre 1960 partecipa ad una estemporanea di pittura a Taranto ( l'opera "il peripato" viene segnalata)
3) Dicembre 1960 partecipa a collettiva a Molfetta riscuotendo discreta accoglienza di pubblico e critica.
4) Maggio 1961 altra collettiva a Bari con ottimo successo di pubblico (altra opera "paesaggio premurgia" e' acquisita dall'amministrazione Provinciale)
5) Giugno 1969 curatore e giudicante nella mostra degli studenti dell'istituto magistrale di Terlizzi
6) Giugno 1970 collaboratore e giudicante della mostra degli alunni delle scuole elementari organizzata dalla "pro-loco" diTerlizzi.
7) Per alcuni anni e' stato chiamato a giudicare "il miglior Presepe " di Terlizzi.
Problemi di lavoro e salute gli impediranno altre partecipazioni a mostre, ma continuera' le sue ricerche nel silenzio del suo atelier.
8) gennaio 2008 Roma Galleria Astrolabio "minipersonale"
9) febbraio 2008 Roma Galleria Astrolabio "concorso Premio Astrolabio"
10) marzo 2008 Taormina (Me) "Pasquarte Taormina 2008"
11) aprile 2008 Bergamo "premio internazionale Agazzi"
12) aprile 2008 Terlizzi "AKAMOS Un libro in mostra"
13) aprile 2008 Capalbio (Gr) "1? premio internazionale omaggio a Pavarotti"
14) aprile 2008 Napoli LineaDarte "LiberaMenteRosso"
15) maggio 2008 Terlizzi Adsum "Maria Icona della bellezza"
16) maggio 2008 Trapani Espansione 20 "il fantastico mondo impoissibile"
17) maggio 2008 Rende (Cs) GrupArtTre "il fuoco sacro - la famiglia"
18) maggio 2008 Venezia ArtFort "autoritratto psicologico"
19) maggio 2008 Napoli LineaDarte "Confidenze partenopee"
20) maggio 2008 Firenze galleria la Pergolla "Arte filosofia di vita"
21) maggio 2008 Taormina (Me) "1? premio Arte Colori Taormina"
22) maggio 2008 Pavone Canavese (To) "Ferie Medievali"
OsioSotto (Bg)"Racconti d'Arte e d'Ambiente"; Pomezia Terme(Rm)-GalleriaHesperia"Tra Micro e Macro;Napoli-Linea d'Arte"Ventixventi";Arezzo-Bottega delle Arti"Fuoco e Fiori"; Trieste-ArteSette"Vele e Marine";Firenze-LaPergola"Arte Contemporanea";Napoli-Linea d'Arte"LiberaMenteBianco" ; Paestum (Sa)"CollettivaArteContemporanea"; Cecina(Li)"Cecina in Festa"; Ferrara-impulsesart "Colori Nell'Aria"; Pistoia "Collettiva Arte Contemporanea;Trieste-Artesette "Colori d'autunno"; Terlizzi-Chiostro delle Clarisse "Personale ";Arezzo-Bottega delle arti "Il gatto nero nel giardine della vecchia signora"; Terlizzi-Chiostro delle Clarisse"Personale Sul Corpo"; Adrano (Ct) "La maschera e la pergamena d'oro"; Bergamo "premio internazionale Agazzi 2009"; Cascina (Pisa)- eurohotel"contaminazioni";Sacile(Pn)-Liberarte "collettiva"; Scilla (RC) concorso "De Marco";Terlizzi/Giovinazzo- Chiostro delle Clarisse/Sala Sa. Felice-" Tra credenze e demologia"; Terlizzi C:S:E:N: personale "tra rose e fiori"

17/09/09 Castelnuovo della Daunia (FG) " 1) Classificato e Vincitore del Premio di Pittura "Melodia di Marco Josto Agus" Ed.2009, con l'Opera "L'Italia che brucia" nella Sezione "Colorismo - La rinascita dell'Ismo"

Hanno scritto

29) 09 maggio 2015
Premio internazinale FEDERICO II al Castello Normanno Svevo di Mesagne
L'arte si mostra in tutte le sue sfaccettature grazie a Felice Giancaspro, artista che con la sua pittura conserva tutta la freschezza e naturalezza dei Grandi Maestri del passato.
I colori ora allegri e vivaci, ora velati da una sottile malinconia, rivelano un mondo interiore fatto di ricordi e di emozioni reali. Il filtro dei sentimenti gioca un ruolo fondamentale nelle opere dell'artista, perche' ci fa penetrare in esse e attraverso di esse comprendere la realta'. Ne e' un meraviglioso esempio l'opera "il falconiere di Castel del Monte", dove l'artista esprime il suo bisogno fisiologico di voler respirare arte ovunque: in primo piano il falconiere chhe ricorda un'attivita' antica, in cui rimandi storici tra antico e moderno si compenetrano mentre sullo sfondo si erge in tutta la sua imponenza il misterioso Castel del Monte, testimone del tempo di un mondo perduto che prende vita ricordandoci il forte legame tra uomo e natura, tra storia e mito. In Felice Giancaspro, l'arte e' anche questo: amore e passione allo stato puro. Prof Giuseppe Maci critico


28) 18 aprile 2015
TERLIZZIVIVA.IT domenica 19 aprile 2015 di Vincenza Urbano
Anche Terlizzi tra i "Paesaggi" del maestro Felice Giancaspro
Inaugurata ieri sera la mostra.
Terlizzi poche volte ha riconosciuto il mio talento artistico nonostante sia stato trent'anni nella scuola e abbia avuto sempre a che fare con i giovani. Nel corso del tempo, talvolta, ci sono state delle divergenze con i miei concittadini e cio' mi crea sofferenza ", questo il piccolo sfogo del Maestro Felice Giancaspro durante il vernissage dal nome "Paesaggi" tenutosi ieri sera nella sua galleria permanente Gia.Fe.Arte in viale Federico II 11/c. Ad onorare il Maestro per la sua prolifica produzione pittorica, sono state le istituzioni del paese nelle persone del sindaco Ninni Gemmato, dell'assessore Paolo Malerba, del consigliere PD Michelangelo De Chirico e dei volontari dell'associazione nazionale "Polizia di Stato".
L'artista si e' anche circondato dell'affetto dei suoi cari e di quanti negli anni lo hanno seguito in modo entusiasta, attratti e avvinti dalla sua verve pittorica. "E' una mostra che non ha bisogno di presentazioni. Rispecchia quello che e' il mio carattere ed il mio concetto di arte. La natura e' la mia musa ispiratrice ed io la interpreto seguendo le inclinazioni e le estrinsecazioni del mio animo". L'arte, dunque, si distingue da suo cugino "artigianato", proprio perche' non e' la copia o la fotografia della realta'. "L'arte e' qualcosa di extra, di sublime che va al di la' delle mere concezioni umane".
I presenti hanno apprezzato la "ricchezza documentaristica" della produzione del Maestro, accompagnati proprio dalle riflessioni dello stesso durante la visita del percorso artistico. Dalla rappresentazione della natura morta e dei fondali marini, si giunge alla raffigurazione di alcuni scorci evocativi di Terlizzi. Ma non solo. Gli oli su tela, con le loro pennellate leggere, evanescenti e delicate ed i colori per lo piu' caldi e soffusi, incantano e seducono lo spettatore, coinvolgendolo nella memoria, a tratti nostalgica, di paesaggi mediterranei che ben conosce. Talvolta i particolari non sono ben definiti; l'opera, nel suo insieme, risveglia il pathos dell'osservatore che si lascia trasportare dalle emozioni e dalle diverse rifrazioni interiori che il quadro intona.
Le opere della mostra appartengono per la maggior parte alla produzione del 2015, alcune sono del 2014 e poche risalgono al 2010. Si coglie una continua ricerca sperimentale del Maestro Giancaspro, che pur rimanendo fedele alla sua solida identita', anela a scandagliare la sua personalita' creativa, apportando contributi nuovi e inusitati. Per lui, infatti, l'arte, tra le altre cose, "e' la piu' alta forma della speranza".


27) 18 aprile 2015
Gazzetta del Mezzogiorno lunedi 20 aprile 2015 di Diego Marzulli
GiafeArteGalleria ospita "PAESAGGI" in mostra le opere del maestro Felice Giancaspro
Considerata "arte maggiore", la pittura continua a emozionare per le suggestive raffigurazioni che l'autore riesce a imprimere con i pigmenti sui vari supporti tra cui la tela, la carta, il legno. Il capolavoro d'arte nasce attraverso la capacita' del maestro che espone le proprie opere per il riconoscimento dei visitatori.
All'insegna di queste riflessioni, a Terlizzi si e' inaugurata la mostra del maestro Felice Giancaspro intitolata "Paesaggi". per il decano pittore, molfettese di nascita e terlizzese di adozione, l'occasione di esporre nella citta' dei fiori con il tema appunto paesaggistico.
Giancaspro diplomato maestro d'arte gia' nel 1960, ha maturato una vita da insegnante di Disegno e Storia dell'Arte realizzando contemporaneamente opere che omaggiano la natura nella sua variegata bellezza,la figura umana e i paaesaggi con spiccati elementi floro-faunistici. Il suo orientamento va dal postimpressionismo alle problematiche sociali e di costume. Alcune delle sue opere le ritroviamo nella Pinacoteca Provinciale di Bari e importanti riconoscimenti gli sono stati attribuiti dai critici negli anni.
L'esposizione, sita in viale Federico II, e' aperta al pubblico tutti i giorni dalle 11 alle 12 e dalle ore 18 alle 20,30.(diego marzulli)


26) 20 arpile 2013
Da !il CONFRONTO DELLE IDEE" maggio 2013 a cura di Vincenza Urbano
GiaFeArte Galleria ospita "LA DONNA: il volto, il corpo, l'essere" di Felice Giancaspro
"La regola del cielo e' la perfezione. La regola dell'uomo e' la ricerca della perfezione." Il Maestro Giancaspro fa sua questa massima: coglie e immortala la realta' esterna, il suo fare piorico Crea un ponte tra il mondo tangibile e l'universo interiore ed emozionale.
"La DONNA: il volto, il corpo,l'essere" e' la nuova mostra del Prof. Felice, inaugurata il 20 aprile presso la Gia.Fe.Arte aita in viale Federico II 11/c con ingresso anche da via Fratelli Giaco'.
L'artista attraverso i suoi dipinti ad olio, interpreta il soggetto femminile ponendo l'accento sul suo ruolo biologico e primario della donna, quello della procreazione e della conservazione della specie. Uno straordinario potere che le e' stato "conferito" dalla Natura, l'unica entita' ideatrice e creatrice della dimensione fisica cosi' come noi la conosciamo. La "madre " non e' solo dalle fattezze umane bensi' trova la sua essenza anche nella "terra"; "gea" e' il nome che le attribuivano gli antichi. La sensualita' dei corpi, l'armonia dei volumi . la morbidezza passionale delle forme esaltano i particolari; i colori caldi e delicati coinvolgono sentimentalmente l'osservatore che viene avvolto da un'atmosfera impalpabile intrisa di pathos.
L'arte pittorica non necessita di spiegazioni, comunica in silenzio. Le espressioni dei volti, le pose e i gesti raffigurati dicono piu' di quanto possano pronunciare le parole.
La mostra restera' apperta per diversi mesi con ingresso libero tutti i giorni dalle ore 11 alla 12 e dalle 18 alle 20,30. Per ulteriori informazione visitate il sito www.felicegiancaspro.it e giafearte@libero.it vincenza Urbano


25) dal al
EROS


24) 10 dicembre 2011
Da "il CONFRONTO DELLE IDEE" dicembre/2011 a cura di Vincenza Urbano
GiaFeGalleria ospita "LA VALIGIA DI CARTONE" di Felice Giancaspro
Felice Giancaspro ha origini molfettesi –omissis- Dal 10 dicembre al 30 gennaio 2012 , il maestro terra' esposte le sue opere: la valigia di cartone e i suoi preziosi ritratti. Noi del Confronto abbiamo partecipato all'inaugurazione della mostra tenutasi il 10 dicembre nella sua personale galleria, sita a Terlizzi in viale Federico II 11/c. Un nome curioso quello dell’esposizione-omissis – ma all’interno di questa valigia, opera del maestro Felice, cosa vi abbiamo trovato? tante emozioni, date dai quadri e dai numerosi aforismi che li accompagnano: Per osservare un’opera d'arte occorre aprire gli occhi. Ma per comprenderla bisogna chiuderli. L'Arte è la creazione di una magia suggestiva che accoglie insieme l'oggetto e il soggetto. L'Arte e' l'espressione del pensiero piu' profondo nel modo piu' semplice. L'opera d'arte e' sempre una confessione. L'arte pittorica, nel caso del maestro, e' lo strumento attraverso cui si fotografa il reale, tramite essa si ha il coraggio di esprimere le proprie idee per la ricerca della verita'. Proprio il maestro ha detto che ogni opera che crea e' una nuova ricerca: un'analisi del proprio mondo interiore, un'indagine nel proprio io. La prima parte (sala) della mostra ha per protagonisti i volti di persone conosciute: profondi, espressivi, comunicativi, suscitano un forte senso emozionale. La seconda sala è improntata alle tematiche sociali: volti di uomini e donne di civiltà africane ed asiatiche, nonche' scene di vita quotidiana come mamme che allattano i loro piccoli, assemblee di persone, barconi zeppi di gente che emigra dal proprio paese. I quadri si caricano di drammatica serenità come una denuncia. La tecnica preferita e' l'olio su tela e i colori pastello , caldi, si fanno portavoce immediata di un sentimento privato dell’autore, di un omaggio alle persone a lui care e di una proiezione attuale della condizione umana. Le pennellate sono delicate, quasi impalpabili,ma decise e luminose. Auguriamo al maestro Felice di continuare a produrre , a stupirci con i suoi lavori , ad emozionarci con i suoi tocchi che spesso sembrano essere il frutto di un immaginario sognante. .


23) 06.10.2011
Terlizzi "il CONFRONTO delle idee" ottobre 2011. Editoriale di Maria Teresa De Scisciolo ( direttore).
Felice Giancaspro, arte che ha la capacità: di guardare oltre.
Chiedersi cos'è l'arte è come chiedersi cos'è la vita. La nostra quotidianita' e' circondata da espressioni artistiche, penso alla musica, alla poesia, alla pittura, alla scultura, ma anche all'abbigliamento, agli accessori. L'artista esprime la sua sensibilita' attraverso un prodotto che sottopone al duro giudizio dei fruitori , che gli attribuiscono un valore, ahime' non sempre giusto … Le opere d'arte hanno il compito di comunicare il sentire di un determinato periodo storico e di ritrarre il mondo che ci circonda. La creativita' di un artista e' un processo del pensiero che sfugge a tutte le leggi del mercato, e' voglia di esternare al mondo interno la propria sensibilita' d'animo. Fortunato e' chi si lascia accarezzare dalla passione artistica, poiche' vive una dimensione che lo porta a volare alto. Ho avuto modo di visitare giorni fa la galleria di Felice Giancaspro. E' accaduto per caso, inaspettatamente. Il mio amico Sabino Vendola dell'ARCI, conoscendo la mia passione per la pittura, mi ha invitata a far visita al prof. Giancaspro. Abbiamo attraversato viale Roma e poi ci siamo fermati in una piccola traversa di Viale dei Garofani. Con mio grande stupore c'e' un'aiuola verde, molto ben curata, con piante lussureggianti, quasi non fossimo a Terlizzi. Al di la' delle piante noto un signore distinto col bastone che si affaccia da una porta a vetrate. E' Felice Giancaspro. Lui mi conosce, mi legge e segue la mia attivita' giornalistica in rete. Io non lo conosco, ma dopo i saluti e lo scambio di poche battute, mi sembra di conoscerlo da lunga data. E' una persona molto sensibile, attenta ad ogni particolare, rigorosa e gentile. Mi racconta di essere un cittadino molfettese arrivato a Terlizzi 65 anni fa per lavoro. E' stato infatti docente di materie artistiche all'Istituto Magistrale. Mi invita a visitare la sua galleria che occupa due sale: la prima prospiciente la piazzetta con accesso da viale dei garofani e l'altra, pur sempre collegata alla prima, che reca l'ingresso da Viale Federico II. Il mio sguardo e' travolto da una moltitudine di immagini che presentano un artista versatile, capace di leggere i tempi ed amante della natura. Vi sono opere dedicate agli animali, ai fiori, alla citta', con le sue sagre, le sue feste religiose, la sua simbologia, i suoi monumenti. Vi sono nudi di donna, delicati, impalpabili, eppure così veri. La sua capacita' straordinaria di contestualizzare l'arte lo ha portato a realizzare una serie di tele sui migranti, sulla disperazione di tanta gente che pur di sopravvivere si lascia alle spalle il proprio paese ed i propri affetti. Ci sono gli occhioni di bambini, uomini e donne che trasmettono un pathos che non può lasciare indifferenti. La galleria contiene moltissimi quadri, ma lo studio dove Giancaspro dipinge e' un trionfo di tele e colori. Ve ne sono oltre 600 tutte catalogate per aree tematiche. I suoi quadri trasmettono la passionalita' dei rapporti umani. Non si tratta di opere statiche, fotografiche, ma di opere che trasmettono la tenerezza di un abbraccio, di uno sguardo. I volti ritratti sembrano voler parlare, sembrano comunicare uno stato d'animo, colto con la sensibilità di chi va oltre l'immagine che appare agli occhi. Gli animali che popolano le sue tele sono sempre in movimento. Gli uccelli sembrano doversi librare e i cavalli levarsi in una corsa poderosa. La sua non e' una pittura accademica, fotografica, e' l'interpretazione autentica di un artista che non ha subito contaminazioni, se non quelle provenienti dal suo stato interiore. E' raro, oggigiorno, trovare un artista che non si ispiri ad altro, se non al suo spirito. Felice Giancaspro e' un artista che e' riuscito a svincolarsi da tutto e da tutti, facendo emergere la sua arte.

22) 16.04.2011 Terlizzi GiaFeArte Galleria Permanente Viale Federico II 11/c _ Via F.lli Giaco' con breve nota di Felice Giancaspro
Con superficie espositiva raddoppiata e altro ingresso da via F.lli Giaco',
riapre la galleria GiaFeArte con una carrellata di ritratti della produzione di Felice Giancaspro estratti da tre dei suoi piu' fecondi periodi : anni 1980/90; 2010 e scorcio 2011 caratterizzato quest'ultimo dal "novum genus pingendi" annunciato, che non vuol essere un nuovo stile, come qualchuno ha almanaccato o si potrebbe pensare, bensi' un nuovo modo di fare pittura, che senza rinnegare le esperienze del passato, ripropone una nuova visione dell'arte preistorica "scolpita" nei graffiti e nella pittura rupestre, come emerge dalla roccia delle caverne dall'uomo abitate, senza pertanto alterare la funzione storica dei soggetti rappresentati, quindi non ricercando una nuova figurazione, ma interpretando la natura nella sua immensa variabilita', cosi' come l'uomo l'ha sempre vissuta, amica e nemica nello stesso tempo, con le sue mitologie, sogni e visioni, speranze e delusioni. Nella sua nuova pittura Felice vuole ricreare un'atmosfera di sogno, di illusione, di meraviglia, di speranza di attesa che forse fu il vero scopo di quelle espressioni.

21) 07.08.2010 Terlizzi viale Federico II 11/c. apertura Gia.Fe.Arte Galleria permanente Comunicato di Ester De Rosa
A Terlizzi il 7 agosto 2010 in viale Federico II n. 11/c inaugura la Galleria "GIA.FE.ARTE" dedicata alla produzione pittorica di Felice Giancaspro. Il nuovo spazio espositivo, la cui apertura coincide con la nota festa della Maria SS. di Sovereto, sara' visitabile tutti i giorni dalle ore 11.00 alle 13.00 e dalle 19.00 alle 21.00 e accogliera' anche le opere di altri autori contemporanei il cui linguaggio dialoghera' con l'inconfondibile stile di Giancaspro.
Felice Giancaspro apre la sua galleria permanente presentando al pubblico la sezione piu' rappresentativa della sua produzione pittorica. Nato a Molfetta, Giancaspro risiede a Terlizzi. In possesso di una formazione liceale, in parte scientifica ed in parte artistica, nel 1960 a Bari si diploma Maestro d'Arte. Qui insegna disegno nella scuola media inferiore e nel liceo scientifico fino al 1968. Da questa data e' Professore Ordinario presso l'Istituto Magistrale di Terlizzi fino al 1996. Negli anni '60 esordisce in alcune mostre collettive. Due sue opere si trovano presso la Pinacoteca Provinciale di Bari.
Lo stile di Giancaspro conserva una solida identita' e riconoscibilita' pur essendo venato di intensa sperimentazione. L'attenzione dell'artista si concentra sul ritratto di figure, sul paesaggio pugliese ammantato di soffici colori e sussurri malinconici, su scene dal sapore intimo venate dal riaffiorare di ricordi e suggestioni personali, sulla coloratissima rappresentazione di fiori e frutta nei quali sembra palpitare l'arcano spirito di Madre Natura.
Negli ultimi mesi la pittura di Giancaspro appare attraversata da una affascinante evoluzione tecnica e gestuale, un novum genus pingendi che sembra assomigliare all'ulteriore conquista di un autore continuamente attratto da "approdi" artistici nuovi e inusitati, da "terre" linguistiche straniere grazie a cui puo' continuamente alimentare la sua personalita' creativa. Le sue figure descritte da un realismo intimistico si arricchiscono di luce e di vivace dinamismo grazie a guizzanti segni. Cosi' i soggetti ritratti sembrano all'improvviso conquistare vita e respiro nella vibratile esplosione di filamenti bianchi. Dopo una prima stesura del soggetto, l'artista interviene con ampie partiture di colore. La materia comincia a palpitare grazie al successivo incedere del pennello che con scattanti linee ad acrilico suggerisce i contorni e i particolari colpiti dalla luce. Il quadro acquisisce dunque una nuova vitalita' ed energia visuale.
Grazie all'apertura della sua Galleria Permanente Felice Giancaspro ha l'occasione di ribadire ancora una volta al pubblico la sua personalita', dimostrare le più recenti connquiste del suo stile pittorico, e affermare la accattivante evocativita' di un percorso artistico unico ed autonomo.

20) 06 agosto 2010
Una galleria permanente dedicata a Felice Giancaspro di Giuseppe Di Bisceglie
Sarà inaugurata domani, in viale Federico II n. 11/c “Gia.Fe. Arte” la galleria d’arte dedicata alla produzione pittorica dell’artista Felice Giancaspro.
Il nuovo spazio espositivo, la cui apertura coincide con la nota festa della Maria SS. di Sovereto, sarà visitabile tutti i giorni dalle ore 11.00 alle 13.00 e dalle 19.00 alle 21.00.
La Galleria, tuttavia, non ospiterà le sole opere dell’artista terlizzese.
Lo stile inconfondibile del Giancaspro dialogherà con le opere di altri autori contemporanei, fornendo una interessante interazione tra linguaggi artistici.
Felice Giancaspro apre la sua galleria permanente presentando al pubblico la sezione più rappresentativa della sua produzione pittorica. Artista di formazione artistico–scientifica Felice Giancaspro ha dedicato una importante parte della sua vita all’insegnamento del disegno, dapprima nelle scuole medie e quindi nell’Istituto Magistrale di Terlizzi, dove ha insegnato fino al 1996. La sua attività artistica risale ai primi anni ’60, con l’esordio in alcune mostre collettive. Da allora l’estro del maestro Giancaspro non si è mai esaurito, portando le sue opere ad essere stimate ad ogni livello. Due sue opere si trovano presso la Pinacoteca Provinciale di Bari.

19) 02/01/010 -Casalpusterlengo-1°PREMIO "GRANDI FIRME ARTE CONTEMPORANEA"con l'opera "barca alla secca"

18) 15/09/09 -Castelnuovo della Daunia - Premio " Melodia di Marco Josto Agus" 1°Classificato e Vincitore del Premio con l’Opera “L’Italia che brucia” nella sezione "Colorismo-La rinascita dell’ismo"

17) 01/10/09 Terlizzi- Centro Sportivo Educativo Nazionale personale "tra rose e fiori" a cura di Ester De Rosa
Si può dipingere ogni cosa, basta soltanto vederla. Così Giorgio Morandi rifletteva sulla sensazione di meraviglia e stupore di fronte alle cose più banali che fanno parte della nostra quotidianita'. Tale sensazione e' per Felice Giancaspro sorgente dei tantissimi lavori dedicati al mondo affascinante dei fiori, in cui l’artista dimostra quella capacita' di fermarsi a contemplare gli oggetti, lasciandosene ispirare, e di restituirgli l’attenzione che il più delle volte ai nostri occhi non hanno. Ogni singolo lavoro per l’artista e' un’esplosione ma allo stesso tempo un connubio di colori. Le pennellate veloci si rincorrono morbidamente sulla tela e creano la corposita' suadente di petali dalle forme più o meno regolari, il volume affusolato di steli appuntiti e oblunghi, la palpabile consistenza di corolle ridondanti. Con poche macchie di colore Giancaspro riesce a restituirci la magia di un mondo incantato e coloratissimo, immerso in una atmosfera somigliante allo zampillio dei fuochi d'artificio, che sfiora l’astratto. L'occhio si perde nella bellezza di scene in cui all'artista interessa non tanto la descrizione minuziosa della struttura del fiore, quanto l'incontro-scontro di tonalita' complementari. Sempre dedito alla sperimentazione di nuove tipologie espressive e all'innovazione del proprio linguaggio Giancaspro inaugura in alcuni lavori un nuovo procedimento tecnico che si installa su una produzione dalla qualita' gia' consolidata: leggeri tocchi di colore bianco enfatizzano la luminosita' del soggetto, contrastando con la parte in ombra, come se la luce, protagonista affascinante e indiscutibile del fare dell'artista, baciasse il profilo delle forme, regalando loro un attimo di splendore. E i fiori come avvolti da una pellicola luminosa sembrano brillare di luce propria, grazie a pennellate calligrafiche e veloci. Interessanti le opere dedicate alle specie piu' curiose e accattivanti, tra cui pensee, papaveri del Galles, aster, allium e fiori di godetia. Da questa realta' meravigliosa che sorge dai colori e dalle forme più suggestive di una variopinta serie di fiori diversissimi, spuntano di tanto in tanto audaci "visitatori" e l'occhio dell'artista si allarga sul loro comportamento. Insetti e farfalle coloratissime ravvivano le scene, condividendo lo spazio del quadro con il loro "oggetto del desiderio", mentre l'artista si diletta nel "fermare" con grande spontaneita' questo attimo fuggente di dialogo tra due universi della natura. Insomma quella che Giancaspro racconta e' una dimensione vivissima e affascinante, spesso ingiustamente dimenticata. Tratteggiata restituendole dignita' e bellezza, essa è innanzitutto un invito per gli occhi e la mente verso un momento di contemplazione e di riflessione. Queste creature inanimate, ma viventi, su una tavola e in mezzo a un prato, diventano per l'artista magici veicoli di emozioni e di meraviglia. Ester De Rosa


16) 11/08/09 Terlizzi-Chiostro delle Clarisse, e 26/08/09 Giovinazzo- Sala San Felice personale "tra credenza e demologia" presentazione e cura di Ester De Rosa
Una mostra itinerante e una galleria ricchissima di nuove opere consentono di riscoprire l'opera di Felice Giancaspro, cogliendone con immediatezza il profondo portato contenutistico e la sua originalissima personalita' pittorica. La varieta' tematica e iconologica a cui l'artista ha abituato il suo pubblico non viene smentita, ma amplificata e condotta all'ennesima potenza, rafforzata dall'onnipresente e coerente piacere di raccontare e raccontarsi. Le sue opere narrano in maniera vivace e spontanea quel nucleo fondante della nostra realta' che e' il folklore, descritto attraverso le abitudini individuali e collettive, e guardano alla nostra societa', alla nostra storia e infine alla nostra intima quotidianita'. Giancaspro getta sulle tele il suo vastissimo immaginario, una fonte fantasiosa e inesauribile di spunti che gli permettono di "generare" un mondo parallelo caratterizzato da un tempo "altro". L'artista incoraggia cosi' nello spettatore una riflessione intensa sulle proprie debolezze e sulla precarieta' del suo habitat sociale, ma anche una visione disincantata e seducente del paesaggio e di oggetti della realta', che assurgono a sentimentali rifugi rigenerativi. Lo sguardo dell'artista appare come affascinato dal mondo e dalle sue innumerevoli contraddizioni. Ancora una volta l'abilità di Giancaspro e' evidente nel modo cosi' diretto ed efficace di tradurre e proiettare sulla tela la realta' in cui viviamo e la condizione umana, con i suoi vizi e le sue virtu'. La pittura assorbe talvolta la delicatezza e il senso di rarefatta sospensione temporale che richiamano il linguaggio di Carlo Carra', sebbene poi essa si carichi della vivace valenza luministica e cromatica che pertiene in modo unico e esclusivo al gesto creativo del nostro artista. I lavori di Giancaspro raccontano avvenimenti e personaggi mitologici con una spontaneita' che persegue il fine di illustrare valori e intercettare, nelle figure coinvolte, spunti della nostra realta'; manifestano la riflessione sulla impotenza dell'uomo nei confronti della storia e del tempo che passa; suggeriscono la seducente bellezza delle forme femminili, in un momento di riposo o di intimita', in cui grazia e femminilita', talvolta esotica, si fondono; esprimono la naturalezza di gesti consueti e ordinari, l'incanto suadente e lirico dell'incontro tra uomo e donna, e infine l'istante raccolto e suggestivo in cui l'artista guarda ad un paesaggio marino o campestre, suggellandone in pittura la dolcezza e armonia. "L’arte non insegna niente, tranne il senso della vita", diceva Henry Miller. Nella sua vasta produzione Giancaspro e' riuscito a nutrire ciascuna delle sue opere del "senso della vita", infondendo in esse un respiro e una vivacita' che le rendono istanti di un tempo e di uno spazio immaginati o reali, ma sempre coinvolgenti e degni di essere vissuti. Ester de Rosa

15) 11/10/08 Terlizzi-Chiostro delle Clarisse "Sul Corpo":tra mito e realta'; intervista di Nicolo' Marino Ceci
Con vanita' e gioco il mondo femminile messo a nudo
Inauguratasi lo scorso 4 ottobre nel Chiostro delle Clarisse, la rassegna personale del terlizzese Felice Giancaspro si e' chiusa sabato 11 ottobre e si e' fatta sicuramente notare per la trattazione di un tema non così scontato e banale: il corpo umano, colto nella sua cruda nudita'. In "Sul corpo - Tra mito e realtà" la lente dell'artista originario di Molfetta ma terlizzese d'adozione non e' in odore di moralismo ma e' anzi giocosa, trattando un tema cosi' complesso con un'apprezzabile e ragionata leggerezza. I soggetti rappresentati profumano di malizia e vengono talvolta celebrati con un "pizzico" di ironia. In quest'intervista l'originale punto di vista del pittore Giancaspro riguardo a una questa mostra che si propone di sviluppare una meditazione sul senso fisico ed emotivo che si nasconde dietro le forme del corpo umano.
"Sul corpo". Quale corpo? Unicamente il corpo femminile. La domanda nasce spontanea: perche' non anche quello maschile?
Perche' amo la nudita' femminile e le sue forme, in quanto credo che la donna sia simbolo di bellezza sublime; l'uomo invece e' piu' simbolo di forza virile – in questo riconosco di essere molto "classico", accettando i canoni di un mondo che celebrava il sublime femminile e la maschia virilita'. Non per altro ho dipinto la donna nella mitologia greca e romana
In quante sezioni si divide la rassegna? Tre sezioni: mitologia e mondo classico, la donna in Africa e in Oriente e un'altra sezione che rappresenta il passaggio "dal sacro al profano". Tra la prima e le ultime due sezioni ho voluto inserire alcune tele raffiguranti alcuni soggetti a cui sono molto legato e c'è anche un dipinto gia' esposto in occasione della mostra "Maria Icona della Bellezza" nello scorso giugno, in cui celebro la Madonna e la sua vergine bellezza.
E' molto legato al mondo classico della mitologia? Si, ho infatti ritratto Diana, la Dea dispensatrice di luce lunare, alcune Nereidi e non ultima Pandora, con il suo vaso dei vizi. Non poteva infine mancare "Amore e Psiche" che ho liberamente reinterpretato, basandomi molto sulla luce che avvolge i due corpi.
Come nasce questa rassegna? Nasce dalla volontà di omaggiare la bellezza femminile.
Quante le opere esposte; in quanto tempo le ha realizzate. Sono 49 tele, tutte rigorosamente olio su tela. Le ho dipinte nell'ultimo mese; alcune addirittura nella settimana precedente il giorno del vernissage della mostra. Solitamente impiego non piu' di un'ora su ogni tela; sono molto veloce, ma allo stesso tempo sono anche molto selettivo e critico verso l'opera finita. A casa ho decine e decine di tele che non mi son piaciute e che giacciono inesposte.
C'è un messaggio che vuole far giungere al visitatore? Questa mostra vuole essere una mera constatazione della bellezza femminile e della sua forza.
Cioe'? La condizione della donna in paesi come l'Asia, l'Africa, il Medio Oriente: ho ritratto donne diverse nella loro ordinaria quotidianita', una quotidianita' fatta di sforzi, lunghi viaggi, sacrifici non indifferenti. Ma si tratta sempre e comunque di una quotidianita' dignitosa.
Tuttavia in altre tele prevalgono componenti come la vanita'. Certo: la vanita' e' donna, come la curiosita'. Il gioco delle trasparenze, di cio' che non si vede ma che lascia immaginare; lo sguardo di una donna che pur svelata nelle sue grazie da uno 'specchio infedele', non se ne vergogna, ma anzi si guarda consapevole e compiaciuta.
E' possibile scorgere in cio' una giocosita' che pervade le sue tele? Si; come nella tela "il pizzicotto". Credo che l'arte debba essere divertente: quando mi siedo allo sgabbello e ho di fronte il cavalletto con la tela bianca, voglio divertirmi, stuzzicare l'immaginazione.
Nel ritrarre due donne che si baciano, o un primo piano di seno nudo c'e' un intento di denuncia critica? Assolutamente no. Voglio semplicemente illustrare e constatare il cambiamento di costumi rispetto ad alcuni decenni fa. Se 30 anni fa ritrarre meta' seno nudo aveva gia' i presupposti di qualcosa di eclatante ed eccezionale, oggi la nudita' della donna e' entrata nella normalita'. Un certo moralismo e' venuto meno e il mio intento e' proprio illustrare questo cambiamento.
Tre aggettivi per "Sul corpo, tra mito e realtà". Divertente, illustrativa, esaltante. Potrebbero essere riferiti anche alla sua concezione di arte piu' in generale? Si. Per me inoltre l'arte non e' creativita' – creatore e' qualcun altro - ma comunicazione: l'arte e' un complesso di linguaggi funzionale alla comunicazione di un messaggio all'altro. In questo essa si svela un mezzo molto forte e diretto.

14) 04/10/08 Terlizzi-Chiostro delle Clarisse "Sul Corpo":tra mito e realtà; presentazione e cura di Ester De Rosa
“Sul Corpo” si sviluppa come una vivace meditazione sul valore pittorico e simbolico del corpo umano, di cui, con ironia e sarcasmo, con delicatezza e naturalezza, Felice Giancaspro racconta la bellezza esteriore e il senso emozionale, restituendoci una variegata coreografia di immagini. In alcuni ritratti prevale il carattere “esotico”,con cui l’artista evidenzia la intensa semplicità e il fascino allettante di culture e civiltà lontane, esaltate dalla vivacità tonale dei colori caldi, mentre i temi del mito sono raccontati con grande lucidità da una voce cromatica delicata. Le figure ritratte riflettono come specchi i toni e le luci del paesaggio circostante, in uno scambio osmotico di riflessi. Nelle immagini a carattere profano, centrale à il senso del corpo, la cui verità biologica e anatomica si accompagna alla capacità di istituire un dialogo sottile con lo spettatore fatto di sguardi e pose talvolta ammiccanti, talvolta quotidiane. L’immediatezza della rappresentazione lascia inerme l’osservatore che, trasformato in inconsapevole voyeur, si ritrova proiettato nella dimensione pittorica entrando a far parte della raffigurazione. Ciò che l’artista va ad orchestrare è un complesso dialogo tra la realtà visibile e quella invisibile. Per mezzo della sua arma principale, il colore, Giancaspro arricchisce i corpi di insoliti accenti rosa e celesti che sembrano suggerire una dimensione immateriale fatta di emozioni,sentimenti sogni. Le figure, delineate da una solidità formale che ha a che vedere con la realtà “visibile”, sono al contempo avvolte in un’atmosfera impalpabile in cui il colore si trasforma in diretta manifestazione di un mondo parallelo,”invisibile”. La pittura,per l’artista, assurge infine a vero e proprio inno alla perfezione della figura umana,anche nel ritratto di particolari fisici, e restituisce il senso di una poesia “sul” corpo e “per” il corpo, dedicata alla spassionata esaltazione dell’armonia dei volume e alla sensualità della loro consistenza. Pertanto brani di corpo si elevano, a volte, a forme pure, in cui il colore si sviluppa in fresche e armoniose tonalità. “Sul corpo”, l’artista sembra suggerirci, si rispecchia la perfezione dell’universo e della divinità ed in esso si concentrano preziosamente tutte le forze e le energie della natura. EDR

13) "Dagli esordi al Ritorno" Nota di Luigi Dello Russo su“La Nuova Città”settembre 08
…omissis… Gli stessi elementi di storicità e soggettività si ritrovano nelle opere di Felice Giancaspro …ma si tratta di altra storia e di altra soggettività. All’inizio del secondo corridoio del chiostro, sulla destra,poggiata su un cavalletto un’opera che è una sintesi emblematica del percorso psicologico ed artistico dell’autore. E’ un doppio autoritratto : in primo piano (foto) l’artista seduto su un muretto con uno sguardo tra ammiccamento ironico e osservazione acuta guarda il visitatore , mentre sul retro su un cavalletto la riproduzione della prima opera esposta pubblicamente negli anni ’60 che raffigura ancora l’autoritratto, ma ora dolente, sull’immagine del goticizzante ‘Calvario’ terlizzese: il tutto fregiato dalla frase tertulliana “Ecce Calvaria”.
Quindi una sintesi figurativa di un percorso identitario da una concezione giovanile dolorosa e pessimistica della esistenza, da vivere con cristiana sofferenza, ad una – dopo quaranta anni - più serena accettazione e ad un distacco critico. La conferma è data dalla scelta dei colori, dalle pennellate e dalle forme naturali. Infatti, nel primo autoritratto riportato sulla brochure i colori sono più scuri e accesi da bagliori cupi e rossastri, le pennellate filamentose e materiche, le forme deformate in un realismo espressionistico. Attualmente certe asprezze di visione e di stile sono scomparse: la pittura si è fatta più leggera, compatta e uniformemente luminosa dai toni dolci e caldi. Costante invece è rimasta l’adesione al reale nelle sue diversificazioni del naturale e del sociale, rifiutando ogni ricerca avanguardistica considerandola velleitaria fuga.
In sostanza la sua è un’arte legata - pur nei minimi mutamenti -al filone natural-realistico che percorre la cultura pittorica del nostro Meridione dalla scuola napoletana di Resina alla scoperta neorealistica della felicità del colore e della solidità della forma dopo gli anni isolazionisti del ventennio fascista. Tale fondo psicologico-culturale offre all’artista la possibilità di affrontare contemporaneamente una varietà di tematiche: panorami paesaggistici e vedute cittadine, nature morte e ritratti, connotazioni psicologiche e denotazioni sociali.
A mio personale parere ritengo riusciti soprattutto i nudi femminili e i fondali marini. I primi – sotto l’influenza forse inconscia dei veneti rinascimentali e dell’ultimo Renoir – descrivono corpi solidi e carnose pigmentazioni sintetizzando cosi volumi e colori per conferire loro pienezza sensuale e sensualità piena. Nei secondi invece – sottraendosi momentaneamente alla cifra stilistica continua e personale – sperimenta un linguaggio materico-informale e gestuale (da Monet attraverso Kandisky fino a Riopelle) per rendere il flusso subacqueo dinamico-energetico della vita.

12) "Dagli esordi(1960) al ritorno(2008)", presentazione di Ester De Rosa
La mostra rappresenta un’occasione unica per viaggiare nella variegata e affascinante produzione artistica di Felice Giancaspro e riscoprire il mondo di un autore che crede nella propria identità e attraverso la sua pittura riesce perfino a eludere il passare del tempo.
Documentando una parte della vivace e abbondante opera dell’artista, l’esposizione ne evidenzia le tematiche che la caratterizzano: dal ritratto alla natura morta, dal paesaggio alle vedute a sfondo sociale. L’obiettivo è di esemplificare come l’evolversi del suo fare pittorico in quattro decenni di ininterrotta attività sia sempre fondato sulla convinzione delle proprie scelte stilistiche, che gli ha permesso di non lasciarsi influenzare da correnti e movimenti spesso di natura effimera e di preservare indenne il proprio punto di vista sulla realtà esterna.
Il percorso artistico di Felice Giancaspro, dagli esordi nei primi anni ‘60 ad oggi, si può difatti racchiudere nel senso di sicura continuità del suo linguaggio e nella coerenza che si precisa nella devozione al mondo fenomenico e alle sue molteplici sfaccettature. Ogni lavoro manifesta il potere di essere un “unicum”, il risultato di un momento preciso di visione e assume il senso di una apparizione conchiusa del reale, in cui tutti gli elementi esprimono con semplicità, ma efficacemente, il proprio essere e in cui l’osservatore si sente immediatamente proiettato, coinvolto.
Il tratto dominante dell’intera produzione è dato dalla visione sentimentale delle cose reali, che conduce l’artista a proporre una pittura evanescente, leggera, delicata ma proprio per questo ricca di significati universali. Le vibrazioni di colore sono suggerite da pennellate aeree, vaporose, impalpabili e sono il segno di un’emotività che cerca di comunicare sulla tela e di parlare con l’osservatore.
All’artista poco interessa la vana ricerca del particolare e del dettaglio, dal momento che il suo linguaggio si basa sull’utilizzo di tratti leggeri distribuiti velocemente sulla tela, che contribuiscono a restituire una visione appassionata degli elementi naturali o di una scena sociale, a far trasparire il sapore di uno sguardo o di un abbraccio, e a narrare la solidità e sensualità di un corpo. EDR

11) 27/07/08 Terlizzi-Chiostro delle Clarisse - Personnale “Dagli esordi(1960) al Ritorno(2008)
testo critico di Ester De Rosa curatrice
L’opera di Felice Giancaspro abbraccia pienamente il concetto di una pittura raffinata, che evita di contaminarsi con le altre arti, al fine di preservare la propria identità, nel segno della essenzialità formale e della unitarietà dei materiali. La natura in tutta la sua bellezza esteriore e grandezza sentimentale è la protagonista assoluta dei quadri dell’artista, che con un linguaggio coerente negli anni, non disdegna di indagarla in ogni suo aspetto. L’identità delle sue opere si sostanzia dunque in un omaggio sereno e disincantato alla sacralità delle cose quotidiane, alla dolce simbiosi tra panorami paesaggistici e insediamenti umani, alla energica passionalità dei rapporti, alla delicata semplicità di una scena familiare o a sfondo sociale. Nel guardare i lavori di Felice Giancaspro si assiste, dunque, al rivelarsi di un mondo genuino, a tal punto che sembra facile raccordare alla sua produzione una riflessione sulla idea di arte che appartiene a Mario Mafai: “Ho vissuto la natura come la vivono gli uccelli. Gli alberi, le case, le vie gli insetti tutto era bello, si trasformavano entro di me nel loro seme di bellezza e di vita”.
L’immagine che l’artista ci porge attiene al suo personalissimo modo di vedere e interpretare le cose reali. Con la delicatezza del suo dipingere Felice presenta una carrellata di “vedute” del mondo fenomenico che coinvolge la natura morta, come il ritratto, il paesaggio come la scena di tema sociale. Ogni lavoro si configura come una suggestiva epifania del reale, che grazie alla immediatezza della immagine, ha il potere di affascinare e coinvolgere l’osservatore. La familiarità che le sue opere sanno evocare sono il sintomo di un successo, di una conquista notevole della sua pittura, in grado di avvicinare chiunque al suo individuale modo di vedere la realtà e di rappresentarla.
L’artista ha il potere, nelle scene in cui protagonista assoluta è l’intimità familiare o sentimentale, di far trasparire il sapore di un gesto o di un abbraccio, la tenerezza o ostentatezza di uno sguardo. Le figure sono immerse in un’atmosfera di colori impalpabili, soffici che sembrano enfatizzare i valori emozionali della scena. Nelle immagini di momenti di incontro o svago sociale le pennellate veloci si rincorrono per dare adito al senso di brio, alla vivacità di gesti e movimenti e restituiscono la verità dinamica dei soggetti. In tal modo Felice riesce a dare la sensazione che si tratti di una visione istantanea in cui i soggetti raffigurati sono lì lì per muoversi, effettuare uno scatto corporeo, per cambiare posizione, volteggiando e perdendosi nelle traiettorie dello spazio circostante.
A caratterizzare i due autoritratti in mostra è un filo sottile che li lega attraverso gli anni. Nella prima prova datata 1960, pur nella posa un po’ rigida della figura, lo sfavillio dei gialli restituisce il senso della silenziosa apparizione dell’artista, con tutto il bagaglio di intenzioni, sogni, sentimenti che la sua professione evoca. Una rappresentazione più morbida e rilassata caratterizza invece la seconda versione del 2007:un ritratto nel ritratto che sancisce il collegamento col passato fatto di memoria e rispetto, nella consapevolezza che il rimando sentimentale ed emotivo è anche fatto di dignità e sicurezza nei propri valori.
Nei nudi la pennellata scivola sui corpi, narrando la mollezza e la sensualità delle carni, evidenziandone la solidità volumetrica. La luce si insinua nelle sagome delle figure, ne suggerisce la struttura anatomica, ma Felice non scende mai nella rincorsa al particolare, al dettaglio. La caratterizzazione dei corpi,di cui a volte la pittura infrange i contorni, è funzionale alla ricerca di un sentimento estetico, di una ideale bellezza delle forme. Pochi tratti suggeriti da pennellate veloci sono sufficienti a dettare la rilassatezza delle scene, a cui l’artista riesce ad infondere una sfumatura onirica.
L’artista ha la capacità di cogliere bellezza e sentimento anche nelle cose più “ordinarie”: così un vaso di fiori campestri, un campo di margherite, una farfalla che si posa su una corolla, possono diventare,nelle sue mani,manifestazioni poetiche del reale.La rappresentazione è data da un gesto pittorico ancora una volta immediato. Un linguaggio quindi che onora l’ “istante”, il momento preciso in cui l’artista guarda una cosa reale,si lascia ispirare e subito dopo è in grado di trasporla velocemente sulla tela. Così Felice non scade mai nella vana “mimesi”, ma anzi ha la capacità di conservare indenne sulla tela quella immediatezza e freschezza dell’immagine, rendendo la ancora viva agli occhi dello spettatore, a cui dà la sensazione di assistere in prima persona al manifestarsi di quel preciso “istante” della visione.
Un lirismo sostenuto da una pittura a macchie emerge nelle vedute paesaggistiche, in cui Felice Giancaspro evoca una natura lontana e a volte misteriosa. I colori evanescenti e le tinte morbide e soavi denotano una visione rarefatta filtrata dal sentimento che lega l’artista a quei luoghi. La dolcezza di cui le immagini sono intrise suggerisce un attaccamento appassionato agli elementi naturali e celebra un mondo in cui la presenza umana si insinua con armonia tra spianate di alberi e cespugli erbosi, in mezzo a colline incantate e sotto cieli azzurrognoli o rosati, nel segno di una pacifica convivenza. Le fronde degli alberi somigliano a grumi ovattati, come se avessero subito una deflagrazione dovuta al ricordo e alla sua indeterminatezza. Le mura delle poche case che, silenziosamente, appaiono negli spazi erbosi, assumono sfumature madreperlacee, dono di una luce solare colta spesso al momento del tramonto e proprio per questo ancora più suggestiva. Di sicuro molto interessanti le vedute di Terlizzi, a cui Felice dedica una nutrita rassegna di opere, quasi un omaggio alle oneste bellezze che il paese riserba, tra la piazza principale e i vicoli del centro storico. Qui la pittura si fa più precisa nel seguire i contorni delle mura o dei particolari strutturali degli edifici. Ma è sempre con pochi tratti veloci che l’artista riesce a cogliere l’essenzialità dell’immagine, rendendo comunque perfettamente riconoscibili tutti gli elementi ritratti.
Nelle vedute marine le acque calme e piatte fanno da specchio a piccole imbarcazioni colorate. Talvolta queste appaiono “abitate” da figure ridotte a semplici ombre, mentre lo scafo fende le onde e la pittura di Felice ne restituisce efficacemente il dinamismo. L’acqua è resa in alcuni lavori con un ammasso di macchie pittoriche, per lasciare spazio al lavoro dei pescatori e alla narrazione di questo connubio secolare tra l’uomo e il mare, fonte di pericolo ma anche di sostentamento. La linea d’orizzonte scompare sotto cieli tinteggiati da un pulviscolo sottile che si confondono con lo specchio d’acqua sottostante, fino a divenire un tutt’uno con esso. Particolarmente affascinanti risultano le vedute del mondo sottomarino. La pittura si insinua con piccoli tratti morbidi e curvilinei, ondeggianti come le acque in cui le scene sono immerse. I bagliori improvvisi che dalle profondità attraversano il fluido marino suggeriscono a malapena le specie floreali che popolano i fondali e le flessuose creature che li attraversano. Qui il gesto pittorico si fa ancora più evanescente e rarefatto, il pennello descrive macchie e segni ricurvi a favore di una narrazione vivace e dinamica, ben adatta al fermento brulicante della vita sottomarina.
Il sentire dell’artista rivolto a tutti gli aspetti del reale non poteva rimanere indifferente di fronte alle tematiche di carattere sociale. Il linguaggio pittorico in tal caso vede l’essenzialità del tratto come strumento per rendere molto immediato ed efficace il contenuto di riflessioni che l’immagine evoca. La deformazione delle figure piegate come fuscelli al lavoro nero o la sproporzione tra gli elementi architettonici e i soggetti trovano giustificazione di fronte alla necessità della pittura di non essere solo indagine su se stessa, ma anche riflessione amara su altro. I soggetti ritratti con lo sguardo perso nel vuoto nel chiuso di un bar, sono testimoni silenziosi di un portato di sofferenze difficile da cancellare. Le pennellate non si arrestano nel loro moto vorticoso, ma si fanno più taglienti su alcuni particolari al fine di accentuare la drammaticità delle scene. All’occhio dell’osservatore i particolari arrivano uno alla volta per poi ricongiungersi nella mente e lasciare un messaggio, una riflessione. La pittura di Felice ha dunque il potere di toccare con semplicità anche temi della tragicità contemporanea,e con schiettezza di insinuarsi tra le riflessioni di chi guarda. La comunicatività del suo gesto pittorico è qui assoluta, e conferma la capacità di operare sull’animo di tutti, raggiungendo così l’obiettivo più difficile ma allo stesso tempo più importante per ogni artista: lasciare un piccolo segno indelebile nella storia personale di ogni osservatore. EDR

10) Pavone Canavese /To) "Ferie Medievali" di Tiziana Presi
“Il falconiere di Castel Del Monte”
Vive in questo dipinto una delicata evocazione del rito cortese della caccia con il falcone, in auge presso le corti medioevali e in particolare presso quella dell’imperatore Federico II di Svevia, che fece costruire il bel Castel del Monte che si alza nella sua possanza sul fondo della scena dipinta da Felice Giancaspro, dove un falconiere accoglie con il braccio steso verso il cielo l’arrivo d’un elegante falcone da caccia.Nell’ideale cortese la caccia col falcone incarnava un’antica alleanza tra l’uomo e l’astuto rapace, tanto che esso divenne simbolo araldico per stemmi ed emblemi di importanti casate nobiliari o reali.Il gesto del nostro falconiere, che accoglie il nobile volatile, fa proseguire nel presente questa antica amicizia, cattura ta qui in un attimo luminoso e festivo, dove il presente ed il passato si rievocano vicendevolmente. TP

9) Il Punto Arte annuario 2008, edito da “ARTEN”
testo critico di Fabrizia Ranelletti
-omissis- nelle espressioni pittoriche di Felice Giancaspro si evidenzia una sintesi formale che sottintende una precisa esigenza di evidenziare l’essenza dei valori intrinseci citati nell’opera stessa. Attento osservatore della realtà che lo circonda, ama rappresentare, sapientemente, la sua terra cogliendo, oltre gli elementi legati alla natura, aspetti umani, culturali e sociali con sentimento, nostalgia ed anche un “pizzico” di denuncia.Le austere espressioni artistiche del pittore sono volte ad elevare al massimo grado di dignità tutti i soggetti ed oggetti rappresentati, compresi i particolari più umili. Ed è questo l’aspetto più peculiare che dà grande forza alla sua opera: la dignità. F.R.

8) Roma 09/02/08 partecipazione all’“ 8^ EDIZIONE PREMIO ASTROLABIO 2008”
a cura di Laura Mercuri curatrice e critica
Il Maestro Giancaspro ha partecipato al “premio Astrolabio“ con la presenza di Augusto Giordano (GR2) e la Presentazione critica della Dott.essa Mara Ferloni (Agenzia di Stampa Ages).
Le opere di Giancaspro rendono impressioni vivide con le sue marine dai colori tenui e sfumati , le nature morte dai toni delicati. Il colore è il mezzo per entrare in contatto con la realtà, attraverso forme,luci e sfumature amalgamate in un perfetto equilibrio. Le atmosfere richiamano nostalgie , memorie, il vissuto caro all’artista. La natura morta è colta con essenzialità di dettagli e ricchezza cromatica in un gioco di colori tenui. Le sue opere non sono una precisa trascrizione della realtà, Giancaspro coglie tutte le implicazioni emotive che le sue rappresentazioni personalissime comportano. Quadri luminosi, visione serena, mondo reale fatto di cose semplici, queste opere confessano un mondo di valori forti chr caratterizzano l’uomo e l’artista. L. M.

7) Roma 26/01/08-minipersonale–galleria Astrolabio
Pittura della memoria a cura di Laura Mercuri curatrice
I paesaggi di Felice Giancaspro sono ammantati di un godibile realismo, una pittura della memoria,tele che riproducono una realtà vissuta,contemplata; la luce investe i ricordi delle cose, è una luce rarefatta che sublima. Paesaggi del mediterraneo che seducono lo spettatore con semplicità ed essenzialità del tratto.Indubbiamente amante della natura, quest’artista coglie fiori pulsanti di vita, carichi di pathos. Giancaspro è artista riflessivo, nelle sue opere la realtà e la poesia si fondono, il colore malleabile è docilmente elaborato con perfetto equilibrio dei toni:Matisse asseriva:”(….)con la pittura l’artista esprime le proprie visioni interiori prendendo dalla natura solo quello che occorre per formulare un proprio pensiero”. Questa pittura è il mezzo per esprimere il mondo interiore mondi interiori vasti tanto quanto questi vasti campi e dolci declivi. La pittura del Maestro Giancaspro possiede una ricchezza”documentaristica” nel fermare momenti vissuti, velati a volte da dolci nostalgie; una realtà che la patina del tempo ha intriso di memorie personali intense fissate sulla tela. Gli ulivi,i paesaggi,i fiori, le marine,i nudi, questa variazione di temi nella produzione artistica di Giancaspro conferma la ricerca figurativa svolta da sempre. Il colore sorge infondendo emozioni,la luce rarefatta non abbaglia,non stanca, è una luce che avanza come un torrente, irrorando i tessuti dell’anima. Questa pittura dal tono emotivo è intrisa di senso del sublime, in una visione mistica della natura. Il paesaggio così rappresentato confessa il rapporto coinvolgente che l’artista stabilisce con l’ambiente, una pittura di gioiosa luminosità mediterranea. L.M.

6) Felice Giancaspro: una tavolozza antica per una pittura moderna
Testo critico di Gerardo Pecci
I colori di Felice Giancaspro sono semplici, essenziali; sanno di pastello, di antico, di verità di vita mai sopite, di esperienze pittoriche pregresse, presenti nella memoria e nella prassi pittorica. Nella sua pittura si respira un’ariosità cromatica di profonda serenità e pacatezza, quasi un mondo magico e incantato dove regnano i sentimenti più veri e più puri, più luminosi e sereni, così come sereni e chiari sono i suoi colori. Una tavolozza antica per una pittura moderna. Pennellata scorrevole e cromaticamente materica, grassa e pastosa. I riflessi dell’acqua da cui nasce Venere e la stessa dea (La nascita di Afrodite, 1979) ricordano la pittura e i modi pittorici di Renoir. Anche il senso plastico delle masse è certamente legato alle vicissitudini e ai momenti più salienti della pittura del Novecento. Si nota una certa profondità ariosa dei colori, carica di tensione mai sopita, pur nella matericità del colore, che a volte si sofferma in maniera tesa sulla tela. Nel dipinto La lambàda, del 1996, invece, si nota un’attenzione maggiore alla resa delle figure in movimento, in un vorticoso e sensualissimo ritmo che avvolge l’atmosfera; anche le figure dello sfondo, appena sapientemente accennate dal colore, ci danno la sensazione di una musica che vibra nell’aria e pian piano va sfumando in un erotico abbraccio di corpi danzanti.Quelli in primo piano sono plasticamente definiti dal colore e dalle sensuali pose danzanti,in un vorticoso abbraccio che va al di là del ritmo musicale,per poi trasferirsi nell’armonia delle forme del corpo umano in movimento. Anche il bruno acceso delle masse elastiche degli incarnati, plasticamente definiti, delle figure danzanti ben si coniuga con i blu, i rosa e i viola delle minigonne svolazzanti che lasciano intravvedere generose. Il merengue (2006), così come Degas fu affascinato dalle eteree ballerine classiche. Danza, musica, vita, eros: arte. Infine, al mondo della musica l’artista dedica altri due dipinti: la violinista (2006) e La violoncellista (2007). Nel recente dipinto La giarrettiera (2007), il pittore, con ironia e sapienza, ritrae una donna dal volto nascosto che cerca di mettere a posto il proprio indumento intimo: lo fa con fluidità e naturalezza, attraverso un tocco pittorico molto più “scorrevole” e con colori essenziali, stesi velocemente, specie nel verde della poltrona e nell’ombreggiatura delle gambe e delle braccia femminili. Anche i disegni di Giancaspro sembrano avvertire la velocità esecutiva della notazione, dell’appunto che diventa forma, segno voluto, espressione di un attimo fuggente, carico di verità e, a volte, di drammaticità, come nelle due prostitute lungo la SS 98, con i loro corpi in vendita e con uno sguardo perduto nel vuoto, seppure appena accennato. Così come i veloci ritratti a carboncino o a matita, a partire dagli anni ’50, ben mettono in evidenza l’essenzialità del segno che è verità. Che si cela davvero dietro un volto? Chi e cosa si nasconde dietro uno sguardo, dietro un sorriso? Un enigma: ben chiaro anche nei suoi ritratti a olio. Nei suoi paesaggi,invece, aleggia il senso della profondità, del mare, del rapporto sereno tra l’uomo e la natura. I colori, anche qui, sono eterei,luminosi, e riecheggiano modi e luci della grande stagione dell’Impressionismo e del post-impressionismo europeo, con affondi di memoria che risalgono fino a Cézanne e oltre, guardando anche Corot. Ma sono trattati con un tocco particolare, sempre pastoso, che li rende densi di vitalità, ed esaltano la trama e l’ordito della tela su cui sono stesi. Così nei paesaggi pugliesi,terra di origine, mondo di vita, troviamo i colori e la sinfonia magica di un Sud che è pieno di luci forti e contrastanti, dolci ed emozionanti, che si riallacciano idealmente alla pittura di Carlo Levi e dei suoi vicini paesaggi lucani. E l’ulivo, la pianta simbolo di pace per eccellenza, spesso è presente nei dipinti di Felice (Ulivo, 2006; Casetta tra gli ulivi, 2007; Ruderi visti da un ulivo, 2007). La pace è sicuramente la più importante aspirazione degli uomini. Non è un caso se l’artista ritrae questa nobile pianta: essa fa parte di noi, della nostra cultura. Si regala un rametto di ulivo, o anche solo qualche foglia, a coloro verso i quali desideriamo fare pace… e dimenticare gli odi e i rancori e il male, spesso inutile, assurdo, opaco, accecante,irrazionale. E i colori di Felice vogliono essere, e sono, per questo, limpidi, ariosi,luminosi, veri, vivi e concreti, contro tutti gli odi e rancori. Anche i numerosi dipinti di fiori vanno nella stessa direzione: genere antico, ma nuova visione. Il paesaggio però, purtroppo, non sempre è luogo di serenità e allora il pittore ha voluto dare la propria testimonianza anche sulle brutture del “lavoro nero”, con un omonimo dipinto del 1993, che è senz’altro l’opposto della visione estatica di Millet. Felice ha voluto dare una testimonianza forte dello sfruttamento di giovani donne, costrette a lavorare “alla giornata” come braccianti agricole nelle terre del Sud. Si tratta dello sfruttamento delle donne non solo dal punto di vista lavorativo, ma anche da quello sessuale, come ben sappiamo. Allo stesso modo sono impietose le immagini di coloro che bevono per “dimenticare”, per annegare nell’alcool la propria miseria, il proprio fallimento, la propria povertà (La bottiglia. L’amica-nemica, 2001). Anche la Bagnante sovrappeso (2006) fa parte di questo mondo, e ricorda le donne di Botero. Anche i nudi fanno parte di questa varia umanità, con i suoi pregi e i suoi difetti. Sono nudi femminili, ritratti con attenzione e con modi che ricordano la pittura e i nudi di Renoir, con i colori accostati sapientemente in rapporto tonico tra loro. Si tratta di una notazione importante perché il pittore a propria volta sa reinterpretare l’antico tema iconografico con occhio del tutto personale, scevro da ulteriori influssi, e lo fa con un’ottica visiva personale , scevro da ulteriori influssi, e lo fa con un’ottica visiva personale e certamente significativa, quasi con occhio e taglio fotografici. La pittura di Felice Giancaspro è certamente lo specchio di un uomo che ha percorso un lungo cammino, ha ritratto il mondo e continua a farlo con tenacia e serenità. G.P.

5) Felice Giancaspro – Una vita per l’Arte
a cura di Rosa Spinillo critico d'Arte
Trattate la natura come dei cilindri, delle sfere, dei coni…( Paul Cézanne)
Mi piace rimirare l’opera di questo artista Felice Giancaspro e iniziare un’attenta analisi della sua opera con una citazione di Lucien Henraux ( I Cézanne della raccolta Fabbri, in “Dedalo”, giugno 1920). Scrive Henraux:” L’anima del pittore conta più della realtà. L’artista guarda per noi. E noi alla fine non vediamo che coi suoi occhi…. Cézanne sapeva vedere; durante le sue esplorazioni nella sua campagna nativa egli faceva sì , delle scoperte di motivi com’egli raccontava felice. Ma queste scoperte le faceva prima di tutto dentro sé stesso, sotto il suggerimento e la suggestione della natura”. Si nota bene che Felice ha assimilato la lezione di Cèzanne, e di altri suoi colleghi d’oltralpe.
Con tanto amore come a respiro trattenuto Felice tratteggia i suoi soggetti, trattando la natura come dei cilindri, delle sfere, dei coni, ed ecco che un paesaggio emerge pian piano, viene messo su tratto per tratto, con infiniti tocchi, innesti, velature, vibrazioni. E intorno ai punti rimasti sordi e scoperti, nell’attesa di un colore denso e pastoso, sboccia una macchia di colore che va a coprirne un’altra e un’altra ancora. La purezza smaltata dei blu e dei rossi, i verdi cinerini, il vermiglione e il cinabro disegnano l’amore per il colore e la luce. Luce inebriante e ubriacante di dolcezza ma anche di forza, una forza data dalla pennellata sapiente, sicura, anche se in certe sue espressioni cromatiche si rintraccia Van Gogh, altro maestro del passato a incidere sul suo cammino personale ma in modo minore rispetto a Cèzanne. Anche se Giancaspro ha guardato e studiato gli antichi maestri, c’è stato poi il loro superamento e la conquista di uno stile personale, ha fatto sì che fosse semplicemente Felice Giancaspro, che non è poca cosa. Ogni artista ha sempre un debito verso il passato, perché il passato fa parte della nostra memoria collettiva, ma a un certo punto egli se ne deve distanziare, trarre solo degli insegnamenti e nulla più. Nella vita come nell’arte bisogna concentrarsi solo ed esclusivamente sul presente, fare della propria arte un sistema di vita, un modus vivendi e un modus operandi. E rivedendo le tele di Felice, s’intravede una freschezza e una poesia del non detto, dell’inafferrabile, dell’ignoto, del sublime. Una poesia fatta di un’intima e profonda visione senza veli in cui si scopre un cielo basso e caldo, turchino, cupo nello smeraldo delle pasture, il grigio ferrigno delle rocce, poi la netta successione cromatica dei vari piani, la costruzione solida delle case nel sole. E’ come se avesse costruito un intero paese nella luce, che diventa un abbacinante preludio di Debussy. Non è azzardato il paragone con Debussy, perché anche per Giancaspro come per il compositore francese, l’arte non è semplice capriccio, ma nasce da una logica disciplinata, coerente nei toni e nel particolare valore dato alla nota (al segno nel caso del pittore) vista nella sua purezza di linguaggio. Le figure di Giancaspro si stagliano nell’ambiente solide e primitive, sembra quasi che urtino nelle difficoltà del disegno e della forma. Non riesce a cogliere con pronta sagacia un movimento come sa fare Degas. Ma non è un handicap questo, è solo uno dei tanti modi di vedere, poiché per Giancaspro come per Cezanne, la figura è soprattutto colore: la forma è solo un’occasione, un pretesto per il colore. L’imperfezione di un braccio, la goffaggine di un corpo, l’asimmetria d’un volto, sono dimenticati dallo spettatore capace di godere tutta la musica di quei toni. Alla fine è sottile armonia pittorica, bellezza di una pasta smagliante, nel divenire di una pittura che non solo resisterà agli anni, ma con gli anni diventerà ancora più bella. Rosa Spinillo

4) "Felice Giancaspro - L'Artista dell'umiltà"
a cura di Francesco Cairone curatore
«Si può dipingere ogni cosa, basta soltanto vederla.»
Mi piace partire da questa bellissima frase di Giorgio Morandi, per poter parlare e descrivere la palpitante pittura di Felice Giancaspro, artista che da più di cinquant’anni mette a disposizione la sua abilità pittorica, per declamarci una poesia a colori che parla di vita e di verità. “Si può dipingere ogni cosa, basta soltanto vederla” sembra essere uno slogan pubblicitario inserito in una qualsiasi rubrica culturale, magari di una rivista mai pubblicata, un eufemismo da dover ricordare per sempre come se fosse un tatuaggio dell’anima, ma secondo me quelle poche parole hanno anche una valenza maggiore perchè in realtà descrivono, quasi come un comandamento divino, la prima lezione che un artista dovrebbe apprendere quando decide di dedicare la sua vita all’emblematico mondo dell’arte; perché solo imparando a vedere, e ciò significa a non limitarsi a guardare superficialmente, ma a scavare nel profondo delle cose corrodendone l’essenza, è possibile scoprire un mondo incantato, che agli occhi di un semplice mortale è stato chiuso, e che solo un artista, in cui brucia il sacro fuoco dell’arte, può riportare alla luce. E il mestiere di Pittore, Felice Giancaspro sembra averlo imparato alla perfezione, perché con la sua soffice pittura ci racconta la semplice e spontanea quotidianità della vita colta nei suoi attimi più sublimi, elevandola attraverso un colore corposo, un tratto sicuro, una padronanza che solo il tempo può regalare, a pittura di grande spessore; una barca ferma in mezzo al mare impegnata con i suoi pescatori a raccogliere la generosità delle acque, paesaggi marini e di campagna eseguiti con un’abilità tale da permettere di distinguere l’ora del giorno raffigurata, scene di vita selezionate ad arte quasi a formare una rubrica per “non dimenticare” in cui si mettono in evidenza episodi tristi ma anche gioiosi, la violenza, la cattiveria, l’amore, la pace, sono questi i temi che saggiamente, il poliedrico Maestro Giancaspro ci ripropone nelle sue opere, costruite utilizzando uno stile molto singolare, che risente delle lezioni dell’alta pittura classica. Non esiste incertezza, ogni singolo particolare è un pezzo giusto di un puzzle che si lega necessariamente ad una sola pedina; La rarefattezza delle immagini e del colore non è sintomo di regresso ma solo un modo nuovo di concepire la pittura che deve distaccarsi dalla precisione resa grazie alla fotografia. Il mio riferimento iniziale alla massima di Morandi non è affatto casuale, perché secondo me Felice Giancaspro ha metabolizzato e mostra, forse inconsapevolmente, di conoscere la pittura di tanti grandi dell’arte, non solo di Morandi stesso ma anche di Ottone Rosai e di Filippo De Pisis che rivedo particolarmente nei dipinti a carattere popolare, dedicati agli ultimi e ai vinti; ed è proprio da questi grandi che Felice Giancaspro è riuscito a trarre un impegno costante: quello di dipingere usando il cuore, perché ogni quadro non nasce così per caso, ma è creato per ricordare sensazioni avvertite ma anche per regalare fortiemozioni, e questo lo si può osservare nell’umiltà dei personaggi che egli ritrae. Come faceva Pascoli in prosa, anche Giancaspro dipinge le “piccole cose” viste con gli occhi di un fanciullo, raccogliendo le sue emozioni in un “nido” familiare colmo di affetti che vedo presente in ogni singola pennellata. Ed è proprio quel nido, che rappresenta la voglia di unione e che fa da sodalizio con ogni essere umano, a rendere la pittura di Felice Giancaspro universale,perché vicina alla storia di ogni uomo; Come nelle “Lavandare” il poeta di Castelvecchio trasforma un aratro in un primo attore che riesce a riempire e dar vita ad una grigia campagna autunnale, allo stesso modo Giancaspro dipingendo un albero, una casa, un volto, una nuvola o una barca ci fa capire come l’umiltà nell’arte ha la sua ragione divita… e dona ad ogni elemento ritratto un fascino inconsapevole e inaspettato, capace di rendere la sua pittura eterna. F.C.

3) La Gazzetta del Mezzogiorno del 20/06/1969: "Terlizzi, ad iniziativa del Preside, con la collaborazione del Prof Felice Giancaspro -omissis- si è svolta una interessante mostra d’arte alla quale hanno partecipato ben 110 alunni dell’Istituto.– omissis- a sua volta il Prof Felice Giancaspro ha posto in risalto la validità dell’educazione artistica negli istituti magistrali quale elemento fondamentale per lo sviluppo della sensibilità dai giovani; il Prof Giancaspro ha poi illustrato le varie tecniche usate per l'esecuzione dei 140 lavori esposti. –omissis- volumi d’Arte donati dal Prof Giancaspro –omissis-.

2) Il Tempo: 27/12/1960: -omissis-” molto ammirati sono stati i quadri di Felice Giancaspro..-omissis- .. A.D.G.

1) La Gazzetta del Mezzogiorno 23/12/1960: - omissis - “una maturità ed un equilibrio più spiccati sono evidentemente nel Giancaspro e in B. Le testimonianze più proficue e valide sono per Giancaspro tre quadri: Paesaggio (n10), Misantropo (n9) e Barche rosse (n 11). Nel primo v’è materia pittorica più vibrante,vi è un linguaggio più coerente e più valido, una necessità più avvertita delle necessarie analisi del colore e delle sue sintesi; il Misantropo, una figura di impianto cezanniano, è sostenuta da una pittura un po’ insistita ma ben costruita; nelle Barche il timbro si fa più deciso, la tentazione cromatica più ardita”. Val.

Riconoscimenti

1960 - primo premio di pittura estamporanea ."Taranto oggi".

17/09/2009 primo Classificato e Vincitore del Premio con l'Opera. "L'Italia che brucia". nella sezione. "Colorismo. La rinascita dell'ismo"

02.01.2010 Casalpusterlengo primo classificato con l'opera. "barca alla secca".

primo Gran Premio ex aequo." collare Leonardo da Vinci 2010".

premio internazionale "OSCAR DELL'ARTE 2010"